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RITROVAMENTI NELLA ZONA DEL PORTO

MUSEO KAMARINA > PADIGLIONE SUBACQUEO

Questa parte della costa da sempre ha presentato due seri problemi: è franosa ed è particolarmente esposta a continue e forti mareggiate che, hanno creato seri problemi alla zona portuale e alla stessa navigazione marittima.

IL TERRENO FRANOSO.
Il versante occidentale che si protende sul mare presenta un terreno instabile in quanto soggetto a frane. Le scadenti caratteristiche tecniche del terreno che formano la falesia mal sopportano le continue e forti mareggiate. Negli ultimi anni si è cos' assistito a fenomeni di erosione costiera ed il mare oramai è a contatto con la falesia. Ne sono già state coinvolte le mura della città antica, frammenti delle quali si trovano ora sia lungo la battigia sia in mare aperto. Saranno smontate e riposizionate le antiche mura di Kamarina. Questo è l'articolo comparso il 28/03/2010 su: Ragusanews.com. Già gli antichi greci tentarono di fronteggiare il problema mediante la messa in opera di barriere frangionde, da poco scoperte in mare aperto. L'abbandono della città nella tarda età romana e il colmamento del bacino portuale ubicato nel tratto terminale del fiume Ippari, secondo il sistema del porto canale, hanno  arrestato in parte, con l’aumento della spiaggia, il problema.

I NAUFRAGI.
Le insidie della costa del mare di Kamarina, come dicevamo sopra, è stata la causa anche di diversi naufragi. Dalle fonti sappiamo che nel 255 a.C. una flotta di navi romane di ritorno dall'Africa e nel 249 a.C. una squadra di navi al comando del console Giunio Pullo, fecero naufragio sugli aspri scogli del litorale kamarinese. A queste celebri pagine di storia, la recente ricerca archeologica subacquea nel mare di Kamarina ha aggiunto decine di storie di naufragi anonimi, dimenticati, ma che costituiscono i veri "tesori" di questa miniera archeologica. Sono proprio questi naufragi che ci consentono di scrivere alcune pagine della storia commerciale ed economica dell'epoca greco-arcaica fino alla tarda età imperiale.

LE RICERCHE E I RITROVAMENTI DEL 1904 - 1907.
L'area dell'antico porto-canale, è stata indagata a più riprese tra il 1904 ed il 1907 dall'Orsi, durante i lavori di bonifica del basso corso dell'Ippari (fra il lacus kamarinensis e la foce del fiume). Le ricerche effettuate dall'Orsi condussero alla scoperta di: una torre rotonda a guardia del porto canale dal diametro di cirda 11 m., edifici, banchine, magazzini, respingenti, cloache, moli o respingenti (ben 4 sull'argine destro in prossimità della foce) e forse veri e propri quartieri connessi con le varie attività portuali. L'Orsi ne dedusse che doveva trattarsi del porto-canale di Kamarina. Lungo l'argine sinistro, in più punti, l'Orsi rinvenne:
Tracce di un grande scarico di materiali architettonici e di terracotte, fra cui un acroterio a forma di gruppo equestre riferibile ad un tempio arcaico. Una testa di pietra. Una statua con peplo dorico (il peplo era un abito femminile dell'antica Grecia indossato comunemente dalle donne prima del 500 a.C.). Due curiosi pezzi, probabilmente servivano durante le operazioni di attracco delle imbarcazioni.

LE RICERCHE DEL 1958.
In coincidenza dei lavori di rettifica del canale destro dell'Ippari compiutt nel 1958 si sono registrate nuove scoperte.

LE RICERCHE DEL 1961 - 1970.
In seguito ad altre ricerche effettuate tra il 1961 e il 1970 furono intercettate altre strutture a circa 200 m. dalla linea di costa nel maccone sabbioso antistante la foce. Il sig. Antonino Di Vita mise in luce un lastricato, o una piattaforma, formata da grandi blocchi, ed altre strutture murarie (le mura urbiche settentrionali), databili al VI° ° e al IV° secolo a.C.  La formazione di dune sabbiose ed il conseguente insabbiamento della foce hanno però annullato ogni traccia di quello che era l'assetto della zona, in epoca antica.

LE RICERCHE DEL 1975.
Nuove e significative indagini sono state condotte sia nell'area del porto-canale che nelle dune attorno al lacus Kamarinensis dall'Università di Bristol nel 1975. Qui sono state accertate le tracce di una colmata della palude con riporti di sabbia.

LE RICERCHE DEL 1990.

Nel corso del 1990  sono state avviate nuove ricerche per avere maggiori dati sull'assetto della zona, in prossimità dell'antico porto. Le ricerche hanno condotto alla scoperta di una struttura portuale sommersa, un vero e proprio antemurale (foto 5). Si tratta di una poderosa muraglia lunga 500 m formata da blocchi di arenaria, con orientamento est-ovest e perpendicolare alla costa, inizialmente divisa in due bracci che si attaccano direttamente alla riva e alla costa rocciosa dell'acropoli. Nell'area dell'avamporto è stata rinvenuta una statuetta di bronzo, raffigurante il Dio Arpocrate, risalente al III°-II° sec. a.C.

LE ULTIME RICERCHE.
In questi ultimi anni si sono avviate ricerche sulla morfologia dell'area costiera e della foce del fiume e varie esplorazioni subacquee per studiare l'assetto dell costa in prossimità dell'antico porto e delle strutture esistenti in mare aperto.

Ultimo aggiornamento: 08/11/2017
giampigiacomo@libero.it
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