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PALAZZO SORTINO TRONO

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Il palazzo è composto da due corpi principali: il primo costituto dal palazzo sito in Piazza Pola, angolo Corso XXV Aprile, di fronte alla chiesa di S. Giuseppe, ed il secondo costituito dal palazzo sito nel Largo dei Mazzi. Il palazzo inizialmente apparteneva alla famiglia Distefano, baroni di Cutalia, che lo abitavano già dal secolo XVII. Dopo il terremoto del 1693, l’arcidiacono Gaetano Distefano vendette il palazzo al ricco possidente Carmelo Sortino Trono, che fra la fine del ‘700 e gli inizi dell ‘800 ampliò e ristrutturò l'antica dimora. Dopo qualche anno dall'acquisto, don Carmelo Sortino, “uomo di singolare ricchezza, di beni, di denari e di possessioni”, probabilmente in occasione delle nozze dell'unica figlia Concetta con Domenico Arezzo Prado, primo barone di Triffiletti proveniente da Noto, procede alla ristrutturazione dell'edificio, modificandone gli interni ed aggiungendovi un'ala sul lato posteriore, che prospetta sul Largo dei Mazzi.

In occasione delle nozze del giovane barone Gaetano Arezzo di Triffiletti, nipote di don Carmelo Sortino, con Maria Arezzo di Donnafugata, figlia del barone Arezzo di Donnafugata, che si celebrarono il 31 agosto 1818, il nonno donò al nipote la parte del palazzo che prospetta sulla piazza Maggiore, facendolo ristrutturare “in forme moderne” dal capomastro Carmelo Cultraro. Nonostante la nuova costruzione era stata iniziata l'anno prima, alla data delle nozze, poichè la casa non era ancora pronta,  don Carmelo Sortino diede al nipote le stanze prospicienti Largo dei Mazzi da lui edificate precedentemente nell’attesa del “quarto nuovo di case”. Gaetano Arezzo di Triffiletti morì in giovane età, nel 1830, ed il palazzo passò al fratello Giuseppe che, dopo qualche anno, ne sposerà la vedova Maria Arezzo.

Nella restante parte del palazzo continuava invece ad abitare don Carmelo Sortino insieme agli altri nipoti, tra cui Agata, vedova del marchese Arezzo di Celano di Palermo, e il sacerdote Michelangelo Arezzo, Prevosto della Collegiata di S. Giorgio. Don Carmelo Sortino morì nel 1843 e lasciò il palazzo in eredità alla nipote nubile Eleonora Arezzo di Triffiletti. Da questa il palazzo passò, nella seconda metà del secolo XIX, al nipote Carmelo, che lo unì all'ala giuntagli dal padre Giuseppe, in modo da farne nuovamente una unica grande dimora. Alla morte di Carmelo, il palazzo venne ancora una volta diviso in due: l'ala prospettante sulla piazza Maggiore e sulla via di S. Tommaso (oggi XXV Aprile) andò al figlio Michelangelo; mentre l'ala prospettante su Largo dei Mazzi fu data al figlio Giuseppe. La prima parte, che si affaccia su Piazza Pola, oggi di proprietà Arezzo-Maggiore, ha un prospetto ad un piano con tre balconi dalle sobrie cornici di gusto neoclassico. Dal semplice portone d'ingresso si accede ad un atrio, che ha una singolare pavimentazione con riquadri in pietra pece e ciottoli di fiume, nella parete di fondo si apre lo scalone in pietra asfaltica che conduce al piano superiore. Gli ambienti interni hanno subìto numerosi rifacimenti per cui conservano ben poco dell'aspetto originario ad eccezione del salone di rappresentanza con le belle sopraporte a temi mitologici, dipinte dal pittore calatino Francesco Vaccaro negli anni '50 del XIX secolo. L'altra ala dell'antico palazzo, che si affaccia su Largo dei Mazzi, oggi di proprietà Arezzo di Triffiletti, ha un austero prospetto caratterizzato da una grande balconata con tre aperture e conserva ancora in gran parte l'aspetto datogli dal primo proprietario, don Carmelo Sortino, agli inizi del secolo XIX. Tra gli ambienti interni spicca il grande salone da ballo che, oltre a conservare in gran parte gli arredi originali, si caratterizza per uno splendido pavimento in pietra calcarea con intarsi in pece di gusto neoclassico raffiguranti intrecci vegetali e paesaggi.

Ultimo aggiornamento: 08/11/2017
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