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PAOLO BALSAMO: GIORNALE DI VIAGGIO FATTO IN SICILIA

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Nel 1808 Ferdinando I incaricò il regio Conservatore Donato Tommasi e l’economista Paolo Balsamo (che nel 1812 avrebbe scritto la Costituzione del 1812) di visitare il vasto feudo di Modica per verificarne le condizioni economiche e la solvibilità fiscale. L’abate Paolo Balsamo, di Termini Imerese, registrò i risultati di questa missione nel “Giornale di Viaggio fatto in Sicilia e particolarmente nella Contea di Modica” mettendo in evidenza i caratteri originale del territorio. Il Balsamo mette in evidenza il trend positivo dell’economia iblea e ne attribuisce il merito non solo alla naturale fertilità del suolo, ma anche alla dedizione e bravura di chi lavorava queste terre: “ ….Le campagne di questa Contea meritano di essere collocate tra le più doviziose di tutto il reame”.

Balsamo, nella sua opera, volle esaltare i quattro elementi  che giustificavano la superiorità agricola di quest’angolo della Sicilia:
1.
Abolizione della monocultura estensiva, che insterilisce i campi. I proprietari e gli enfiteuti affiancavano ai famosi “grani duri” una diversificazione produttiva orientata all’esportazione.
2.
Consumata perizia delle tecniche idrauliche. Queste tecniche diffondendosi nell’area dell’Ippari e nelle zone costiere avevano permesso non solo la viticoltura, ma anche la coltivazione della canapa, riso, tabacco, agrumi e ortaggi.
3.
La pastorizia, che rappresentava un settore fondamentale dell’agricoltura. “Oltre alle pecore, maiali, cavalli e altri animali, vi sono nel contado dei bestiami bovini nella proporzione di un capo per ogni salma di terreno, e tanto numero di vacche e buoi spiega come l’arte coltivatrice quivi è più fiorente di molte finitime regioni.”  Un apprezzamento particolare fu fatto nei confronti dell’autoctona razza bovina “modicana”, della ricotta dei “prodotti di cacio superiori del 25% ai migliori di Sicilia”, che venivano esportati persino in America.
4.
L’assenza del latifondo e la diffusione della piccola e media azienda. “…la fruttifera pianura di Ragusa è divisa in poderi o masserie di 20, 30, 50 e più salme: e queste sono partite in campicelli di due, o di tre salme, chiusi con muricciolo di pietra sovrapposte le une alle altre senza verun cemento. Il suolo è sabbioso, e sassoso; ma le piante naturali da prato vi crescono assai saporite e sostanzievoli: e fa veramente piacere il mirare in tutte quelle utilissime chiusure ora lussureggianti biade, e legumi, ed ora numerosi armenti di pecore, di asine, di cavalle, e principalmente di buoi, e di vacchi di una maestosa statura.
Quindi carrube, vini, olio, legumi, orzo, lino, asini, muli, alimentavano i circuiti commerciali; ma soprattutto spiccavano: il grano, la canapa, i caci e le lane.

RAGUSA.
Durante il suo viaggio il Balsamo ebbe ad elogiare la pastorizia ragusana, rinomata in tutta la Sicilia non solo per l’abbondanza , ma anche per la qualità degli animali e per come gli stessi venivano allevati e governati. Si soffermò sulla maestosa razza autoctona modicana dei bovini, sulla ricotta e sui prodotti caseari superiori, a suo dire, del 25% rispetto alle migliori qualità siciliane. Non per niente i nostri formaggi locali godevano un fiorente mercato negli Stati Uniti d’America. Nel suo “Giornale” il Balsamo mise in evidenza le trasformazioni fondiarie della “……popolata e assai fruttifera pianura di Ragusa. È essa molto spaziosa, e rappresenta forse meglio che ogni altra contrada di Sicilia, certe bel ordinate campagne forestiere, avvegnacchè è divisa in poderi, o masserie di venti, trenta, cinquanta e più salme: e queste sono partite in campicelli di due, o tre salme, chiusi con muriccioli di pietre sovrapposte le una alle altre senza verun cemento.  Il suolo è sabbioso e sassoso; ma le piante naturali da prato vi crescono assai saporite, e sostanzievoli: e fa veramente piacere il mirare in tutte quelle utilissime chiusure ora lussureggianti biade, e legumi, ed ora numerosi armenti di pecore, di asine, di cavalle, e principalmente di buoi, e di vacchi di una maestosa statura”.

VITTORIA.

Nel suo Giornale il Balsamo non poté fare a meno di elogiare la specializzazione viticola del territorio ipparino (chiamato così perché attraversato dal fiume Ippari) di Vittoria e così ebbe a scrivere: “
… La campagna di Vittoria è nella massima parte sabbiosa , calcarea, e poco pingue; produce proporzionalmente poco di frumenti, orzi e legumi, e molto di olio, canape, carrubbe e sopra tutto il vino, il quale ha molto credito, e si deve a parer mio riguardare come il migliore tra quelli da pasto di tutta la Sicilia. L’esportazione annua del vino per Malta ed altri luoghi, si crede notabilmente accresciuta, dacché gli Inglesi stabiliti in quell’isola ne hanno aumentato la richiesta. Tenendo conto della consumazione esterna ed interna di questa preziosa derrata, chiaramente si scorge che la stessa è per quei coltivatori e generalmente per tutto il paese un capo interessantissimo d’industria e di ricchezza”.

COMISO.
In questa città il Balsamo ammirò il “bastante grado di commodità” degli abitanti e parlando dei poderi sparsi attorno alla città, ebbe a dire: “…….In questi  il terreno  è sciolto, grasso e con finissima diligenza coltivato. I tanti campicelli chiusi e l’abbondanza delle vigne e delle piante pomifere, le nette case dei contadini e qualche villetta e ruscelletto mi risvegliano l’idea degli eleganti poderetti  toscani, e di quelli particolarmente pittoreschi del Chianti”. Elogiò le capacità imprenditoriali dei proprietari locali, che stavano pilotando la trasformazione capitalistica del territorio e portò come esempio  Clemente Ferreri e di lui scrisse: “….Questo  degnissimo giovane deggio accennare che ha costruito presso alla città un pezzo di nobile strada carrozzabile, ha formato un orticello botanico, ha introdotto la piantagione della canna da zucchero e la manifattura del Rhum  e attende con cura al buon governo delle possessioni di sua famiglia, così animando il travaglio, la circolazione delle merci, l’istruzione e la gentilezza de’ costumi”.

Ultimo aggiornamento: 03/09/2019
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