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LA CULTURA DI CASTELLUCCIO COEVA CON ALTRE CULTURE

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LA CULTURA DI CASTELLUCCIO
Intorno al 2200/1400 a.C., durante l’antica età del bronzo, nella Sicilia sudorientale e centromeridionale, sorsero un centinaio d’insediamenti su colline, a ridosso della zona costiera e lungo le valli fluviali, appartenenti alla Cultura detta di Castelluccio. Ciò che accomunava questi nostri progenitori era il loro modo di lavorare la ceramica e la selce; il loro modo di costruire i villaggi e le capanne; il loro modo di costruire le tombe e seppellire i morti, in altre parole il loro modo di vivere che li portava ad avere una comune cultura.

Coevi ai villaggi castellucciani, ma lungo la costa settentrionale e occidentale dell’isola, sono stati individuati insediamenti appartenenti, in base alla ceramica ritrovata, alla facies (cultura) detta di Rodì-Tindari-Vallelunga. Nel palermitano e nel trapanese è stata invece ritrovata ceramica dello stile della Moarda, nell’agrigentino ceramica della facies di Naro-Partanna e nelle isole Eolie e nel messinese ceramica della cultura detta di Capo Graziano.

I VILLAGGI.
I villaggi erano costituiti da capanne circolari, ma anche ovali, realizzate con muretti in pietra e pali inseriti nella roccia per sorreggere tetti di canne e paglia. La capanna castellucciana aveva spazi per dormire, per cucinare e per lavorare materiale lapideo, osseo, argilloso e ligneo. La posizione di questi insediamenti non sembra invece rivelare una forte rilevanza dei commerci marittimi, che sembra fosse, in questo periodo, monopolio di Malta.

LE ATTIVITA’ ECONOMICHE
I castellucciani erano dediti all’agricoltura, alla pastorizia ed all’allevamento. Erano anche abili artigiani: ceramisti, tessitori, scalpellini e hanno lasciato ottimi manufatti in avorio, ossidiana e giada, come testimoniano i numerosi reperti esposti nei musei dell’isola. Vi erano dunque artigiani organizzati ed un commercio interno fra villaggio e villaggio. Si servivano di armi costituite da asce di basalto, di pietra verde ed ossa scolpite.

LA CERAMICA.
Il ceramista castellucciano non conosceva ancora il tornio, usava un impasto grossolano di colore rosso su cui stendeva l’ingobbio, una vernice che copriva di bianco il colore naturale dell’argilla e rendeva il vaso pronto per la decorazione La ceramica era decorata con triangoli, rombi, motivi a spina di pesce, motivi cruciformi, linee ondulate e festoni dipinti in marrone scuro o nero. Le forme più comuni sono fruttiere ad alto piede, vasi a clessidra, a tulipano, olle, vasetti attingitoi, coppe con anse bifide, grandi anfore per contenere liquidi e granaglie.

TRAMONTO DELLA CIVILTA’ CASTELLUCCIANA.
Intorno al XV secolo a.C., l’arrivo nell’isola del bronzo (lega metallica costituita da rame e stagno) sarà la causa del crollo dell’importante commercio della selce e di conseguenza il lento declino e la scomparsa di molti villaggi castellucciani ed il sorgere di villaggi costieri dediti ai commerci: inizia la cultura di Thapsos.

Ultimo aggiornamento: 21/12/2018
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