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LA CHIESA

RAGUSA IBLA > > CHIESE UNESCO > SAN GIUSEPPE

Considerato un gioiello architettonico del barocco ibleo, è uno dei monumenti più belli della Val di Noto, assieme al Duomo di San Giorgio. La storia di questa chiesa cammina di pari passo con quella del Monastero di S. Benedetto, appartenente al barone di Buxello Don Carlo Giavanti. Il barone, originario di Noto, per le volontà testamentarie della moglie, la nobildonna ragusana Violante Castilletti, trasformò nel 1588 il palazzo dove abitava in convento e ne fece donazione alle monache Benedettine. Con il terremoto del 1693 la chiesa e il relativo convento andarono quasi interamente distrutti. I primi lavori di ricostruzione iniziarono nel 1701 e proseguirono fino al 1705; altri lavori si registrarono fra il 1723 e il 1737. Ma i lavori più importanti, cominciarono nel 1759, quando la vecchia chiesa del monastero cominciava a manifestare problemi statici "...trovandosi assai malriuscita poichè assai malandata dopo il successo terremoto del 1693". Tali lavori furono portati a termine nel 1796 anno in cui fu aperta al pubblico con una solenne cerimonia di consacrazione presieduta dal vescovo di Siracusa Giovan Battista Alagona Giustiniani. I lavori di rifinitura durarono ancora per qualche decennio.

La facciata è attribuita al Gagliardi o comunque alla sua scuola, tant'è che l'aspetto esterno somiglia per certi tratti a San Giorgio e per altri alla vicina chiesa della Madonna del Carmine. L'avvento del Regno e la relativa politica di demanializzazione dei beni appartenenti agli ordini monastici, portò ad uno smembramento del convento: una parte di esso fu venduta e una parte fu ceduta al Comune di Ragusa che in seguito vi costruì i propri uffici.

L'ESTERNO.
Il prospetto della chiesa presenta elementi architettonici che ricordano quelli della chiesa di San Giorgio. La facciata convessa, è suddivisa in tre ordini. Il primo ordine è caratterizzato da quattro colonne e due semipilastri corinzi, un portale con arco semicircolare sovrastato da eleganti sculture e quattro statue. Nel secondo ordine troviamo una finestra al centro, con arco semicircolare sovrastato da sculture, quattro colonne e due semipilastri con sculture ioniche, due volute e due statue. Infine il terzo ordine, nato da un timpano spezzato dell'ordine precedente, presenta tre cellette campanarie con ringhiere panciute arricchite da volute e decorazioni. Sul campanile trovano posto tre campane di cui la prima, che è la più grande, è impreziosita da un San Giuseppe del 1857 mentre le altre sono del 1844.

L'INTERNO.
L'interno, a forma ovale, è scandito da paraste con capitelli ionici. Colpisce poi il bel disegno della pavimentazione ottenuto con l'alternanza di lastre di pietra asfaltica e calcarea con inserite piastrelle ceramiche policrome a motivi floreali. Nelle nicchie del vestibolo d’ingresso si conservano due statue, racchiuse in teche di vetro: a destra, la statua in cartapesta di San Benedetto ed a sinistra una statua di San Giuseppe del 1785 con Bambino Gesù circondato da Angeli che lodano il Signore in argento lavorato a sbalzo. Quest'ultima venne acquistata a Napoli e fatta rivestire, dall'argentiere messinese Antonino Mussolino, con una lamina d'argento finemente lavorata a sbalzo, per iniziativa della badessa Giovanna Maria Arezzo.
Gli altari, cinque in tutto, di cui uno nell'abside semicircolare, costruiti in pietra nei primi anni del XIX secolo da Carmelo Cultraro junior sono rivestiti di vetro dipinto ad imitazione del marmo.
Negli altari della parete destra si possono ammirare due dipinti di Tommaso Pollace, entrambi del 1802, raffiguranti la monaca Santa Gertrude e l'Abate San Benedetto.
I due altari della parete sinistra sono sormontati da due grandi tele: la prima è un’opera di Tommaso Pollace e rappresenta l'Abate San Mauro (1805); l’altro raffigurante la Trinità è di Giuseppe Cristadoro (1801).
Sull'altare centrale un quadro della Sacra Famiglia dipinto dal ragusano Matteo Battaglia nel 1775; da alcuni è stata chiamata anche la Madonna delle ciliege dato che la Madre offre a Gesù delle ciliege contenute nel grembiule.
Sulla grande volta a cupola si trova un affresco di Sebastiano lo Monaco raffigurante la Gloria di San Giuseppe e San Benedetto. La volta e le pareti sono decorate da stucchi a motivi neoclassici opera dei maestri stuccatori Agrippino Maggiore di Mineo e Cultrera di Licodia Eubea che li terminarono nel 1793.
Nel 1798 l'ebanista ragusano Ippolito Cavalieri costruiva
le grate lignee del "coro grande", posto nella tribuna sopra il vestibolo d'ingresso, e gli otto "coretti" che si affacciano nella navata, dai quali le monache seguivano i sacri riti.
La luminosità interna è garantita da finestroni posti sopra il cornicione interno dell'aula. La chiesa è ricca in argenterie e paramenti sacri di cui alcuni veramente pregevoli. Notevole il baldacchino in velluto cremisi e raso bianco con ricami in oro che nelle solennità è posto sull'altare maggiore, opera delle suore e realizzato nei primi dell'ottocento. Pregevole il leggio dell'altare maggiore e l'altare in legno bianco e rifiniture in oro.

Ultimo aggiornamento: 08/11/2017
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