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INTERNO DELLA CHIESA DI SAN FRANCESCO ALL'IMMACOLATA

RAGUSA IBLA > > CHIESE UNESCO > S. FRA.CO IMMACOLATA

La chiesa, la più grande di Ibla dopo San Giorgio, si presenta a tre navate divise da due fila di sette pilastri cruciformi che terminano con capitelli ionici scolpiti nel calcare ragusano. Sei finestre per lato rendono luminoso l'interno. Le navate laterali sono divise in cappelline quadrate ognuna delle quali sormontata da una cupoletta. Ci sono nove altari di cui tre di magnifica fattura sono allocati nell'area absidale. I pavimenti tradizionali di calcare e pece con motivi geometrici sono stati in parte sostituiti. Dopo il terremoto del 1542, fu completata la sagrestia nel 1580; mentre la ricostruzione della chiesa e del convento fu completata nel 1644, visto che il convento ospitò il seguito della visita del Conte Viceré Giovanni Alfonso Enriquez Cabrera.

NAVATA DESTRA.
Entrando dall'attuale ingresso che dà sulla piazza Chiaramonte si accede alla navata destra dove è posta la cinquecentesca acquasantiera in pietra asfaltica. Il secondo altare della navata destra con il quadro a San Giuseppe da Copertino che adora la Croce, del 1816, opera di Elia Interguglielmini. Superata la cappellina con la statua lignea di San Francesco il terzo altare che presenta un Crocifisso accompagnato da due quadri, il primo a destra con San Giovanni, mentre a sinistra l'Addolorata, entrambi di ignoti. Si giunge così nella cappella destra dove, oltre all'altare in marmo policromo adorno con una coppia di angeli reggilume, si ammira un San Francesco pregante alla Porziuncola; in alto a destra un Cristo che regge la croce affiancato dalla Madonna mentre a sinistra il Santo è in preghiera con vicino un Angelo che regge un cesto di rose. Allieta la cappella a destra Santa Chiara ed a sinistra "La comunione della Vergine" in posizione genuflessa che riceve l'ostia da San Giovanni.

NAVATA CENTRALE.
Si passa poi nell'area absidale della navata centrale dove si ammira l'altare maggiore a marmi policromi, arricchito anch'esso da due angeli reggicandela in marmo bianco. In fondo alla navata centrale si trova il presbiterio, completato alla fine del 500, che risulta oggi poco leggibile nelle sue strutture architettoniche, in quanto occupato da una grande tribuna lignea, eretta nel 1906 per conservarvi la statua dell'Immacolata. Abbellisce quest'angolo, una Immacolata intagliata in legno (opera recente realizzata nel 1954) e il monumento funebre di tipo tardo rinascimentale del 1608, che con le tombe di Maria Gallo e della figlia Mattea dentro l'arcosolio a destra. Tale monumento, che si trova nella cappella destra e che risale al 1608, fu donato da Agata gallo donò alla sorella Maria e alla nipote Mattea, morta a soli 22 giorni di vita, così come ricordato nella commovente epigrafe. Infine la cappella sinistra dedicata all'Immacolata con altare in marmi policromi, cornici e volute con sopra angeli reggicandela che adornano e mettono in risalto il quadro di Antonio Manno del 1796. Continuando si possono osservare sia gli altari, ma soprattutto i quadri e le belle opere d'arte che la arricchiscono. A sinistra la cappella degli Arezzo di Donnafugata, racchiusa da un alto cancello in ferro battuto del messinese Giuseppe Cilesti mentre le opere marmoree, in marmo di Carrara, furono realizzati a Messina da Scarfi ad eccezione di quello del barone che è più recente, opera di Zappalà, noto scultore messinese. Le decorazioni, infine, sono del pittore locale Agostino del Campo.

NAVATA SINISTRA.
Il giro della chiesa si completa con la navata sinistra in cui abbiamo un altare adorno di una Risurrezione di Cristo del XVIII secolo; segue la cappellina con la statua a Sant'Antonio con in braccio Gesù ed ancora un altro altare su cui è un quadro con l'Adorazione a Maria e Gesù di ignoto autore e con a lato la statua di Santa Teresa. Segue un altro altare, il penultimo, con un quadro recente (1991) realizzato dal ragusano Di Natale in memoria del sacrificio di padre Massimiliano Kolbe. Infine l'ultimo altare con il Riposo della Sacra Famiglia di Antonio Manoli a cui si riferisce anche un San Lorenzo martire sulla graticola del 1724 posto sulla parete opposta all'altare maggiore. In quest'area si trovano inoltre altri due quadri provenienti da chiese dismesse al tempo del terremoto; al centro una seicentesca Madonna dell'Itria, ed un altro quadro, sicuramente più recente, con l'Angelo Custode che indica la retta via ad un bimbo, ambedue naturalmente di autori ignoti.

L’ORGANO, IL PULPITO ED IL PICCOLO TESORO.

L’organo, realizzato nel 1704, è posto a destra guardando l'altare maggiore mentre a sinistra c‘è un bel pulpito ai cui piedi, in mezzo ad un pavimento di calcare e pece, è una lastra tombale in pietra asfaltica. La chiesa possedeva un tempo un piccolo "tesoro"; alcuni di questi oggetti sono stati venduti, agli inizi del secolo, con la dismissione del patrimonio del convento, come per esempio una scatola ottagonale in avorio con bassorilievi raffiguranti scene della vita di Cristo, un incensiere, pezzo d'oreficeria siciliana del XV secolo e le reliquie del legno della Croce, un po' del velo della Vergine, un lembo del mantello di San Giorgio,  un'Immacolata del 1767, che era in sagrestia. Subito a sinistra, oltre l'ingresso, il primo altare è arricchito dal quadro riferibile ad Antonino Manoli, un pittore locale del settecento.

Ultimo aggiornamento: 08/11/2017
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