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L'INSEDIAMENTO SULLA COLLINA DI IBLA

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IL CASTELLO.
Il castello era costruito in una posizione strategica lungo la valle dell’Irminio e le prime mura difensive furono costruite dai bizantini in cima al monte su cui si estendeva la città. Era costituito da quattro poderose torri, disposte agli angoli: la Balena, la Vecchia, (che avevano il compito di difendere la piazza d’armi interna), la Nuova, e quella d'Ercole. Inoltre possedeva due baluardi [Il baluardo si distingue dalle torri medievali per essere della stessa altezza delle mura. Si trovava generalmente agli angoli della fortificazione e poteva avere diverse forme planimetriche (prima circolare, poi poligonale). Il suo scopo era proteggere le cortine (tratti di mura rettilinei), che erano le parti della fortificazione più esposte al tiro e all'attacco dell'assediante, col tiro radente ed incrociato delle artiglierie che erano ospitate al suo interno.] e quattro porte: la Nestoria, la Ferrea, la porta del Pozzo e la Nuova. All'interno si trovavano due piazze d'armi, inoltre le mura erano circondate da un ampio fossato. Sembra che il castello fosse dotato di due vie sotterranee una che andava verso sud e l’altra verso nord per andare a prendere acqua in due diverse fonti.

LE PORTE DELLA CITTÀ.
Vista dall’alto la città assomigliava ad un pesce, con la testa rivolta verso sud-est e la coda verso nord-ovest. Si poteva entrare e uscire da 5 porte:
Porta Pisciaro e Porta Modica, che sembravano gli occhi del pesce, seguivano la Porta Walter, la Porta dei Cosentini e la  Porta dei Mulini. Esisteva una viabilità pedonale che collegava Ibla con le due vallate del S. Leonardo e di S. Domenica, La Porta Modica e la Porta Walter mettevano in comunicazione la città con la Cava Santa Domenica; mentre le altre tre con la Cava San Leonardo. La vallata del S. Leonardo fu abitata fino al XIX secolo, come testimoniano la chiesa di S. Maria del Canale, la chiesa di S. Leonardo (non più esistenti), la chiesa di S. Antonio e l'antico Convento dei Cappuccini con l'annessa chiesa della quale rimangono alcuni resti sul versante sinistro della vallata. La Porta dei Cosentini era così chiamata perché in quella zona abitava un considerevole numero di cosentini. Il  quartiere dei “Cusanzirari” era, ed  è, la zona che circonda l’attuale Torre dell’Orologio. Qui si insediò la prima colonia di Cosentini venuta al seguito del Conte Goffredo quando i Normanni alla fine dell’XI secolo strapparono la Sicilia agli Arabi.

La Porta dei Mulini immetteva negli estesi campi coltivati a grano che i proprietari terrieri e i ricchi imprenditori iblei possedevano in quella zona. Il grano raccolto veniva portato nei circa 25 mulini che si trovavano lungo la cava, dove scorre il torrente San Leonardo, affluente di destra dell'Irminio. La cava era chiamata anche "la cava dei mulini", se ne contavano agli inizi degli anni ’90 ben 22 che lavoravano in continuazione il grano che proveniva dall’altopiano e dalle pianure che arrivavano fino alla costa. I tanti salti dovuti al torrente San Leonardo fecero sorgere una vera e propria “via dei mulini”.
La Porta Walter o Vattiri è l’unica rimasta delle cinque porte delle mura della Ragusa medioevale. Non si conosce la provenienza del nome. È alta 5 metri e larga circa 3 metri presenta un arco semicircolare sovrastato da due file di grossi intagli su cui c'è una iscrizione in latino quasi del tutto illeggibile. Da questa porta si andava a prendere l'acqua nella vallata.  Porta Modica portava alla Contea di Modica; Porta dei Pesci o Porta Pisciaro, che conduceva al fiume Irminio (un tempo navigabile) in cui si pescavano le anguille

I DUE QUARTIERI.
Come si può notare il castello divideva la città in due zone: il “
Quartiere della Piazza” abitato dai “Sangiorgiari”  che rappresentavano il patriziato e l’aristocrazia, ed il “Quartiere degli Archi” dove risiedevano i “Sangiovannari”, cioè i massari, i borghesi e i nuovi arricchiti. Fra  Sangiorgiari e i Sangiovannari i rapporti non erano idilliaci, spesso fra loro scoppiavano delle liti, lotte e dissapori per motivi religiosi (i primi avevano come patrono S. Giorgio, i secondi S. Giovanni, entrambi volevano che il loro santo doveva primeggiare sull’altro), ma anche per motivi di prestigio  in quanto nessuno dei due voleva sottostare al volere dell’altro.
Nel “
Quartiere dei Sangiorgiari” erano presenti quartieri più piccoli come quello “Latino” in prossimità delle chiese di S. Giorgio, S. Teodoro e S. Giacomo; e quello "Ebraico” che presentava nella piazza principale una sinagoga e la chiesa di S. Domenico.
Nel "
Quartiere dei Sangiovannari" si distinguevano il quartiere dei “Greci” con le chiese di S. Nicola, di S. Maria dell’Idria, di S. Basilio e di S. Biagio; il quartiere dei Cosentini ed i quartieri di S. Paolo e di S. Rocco.

CHIESE E PALAZZI DEL QURTIERE DELLA PIAZZA O DEI SANGIORGIARI.
La città era costellata di chiese e di importanti palazzi. Di seguito verranno elencati alcune chiese ed alcuni palazzi del “quartiere della Piazza o dei Sangiogiari”.
Nella figura sopra sulla destra c’era uno spazio aperto “Piazza”, un quadrilatero irregolare, che nelle feste serviva per le corse, per la giostra, equitazioni ed altre manifestazioni come quella del “Gioco del toro” che fu dedicata al Vicerè Giovanni Enriquez Cabrera, quinto conte di Modica che nel secondo anno del suo Viceregno (1641 – 1643) Venne a Modica e a Ragusa per visitare i comuni della Contea.

LE CHIESE.
In questa Piazza si affacciavano cinque chiese: il Convento dei Padri Cappuccini ad est (a destra nella figura sopra), la Chiesa di S. Teodoro un po’ più a nord al limite della città, la chiesa di S. Giacomo Apostolo ancora più a nord, la chiesa di S. Vincenzo Ferreri a sud, e la chiesa gotica di San Giorgio ancora più a sud e più ad ovest rispetto a quella di S. Vincenzo.
Quasi a confinare con la Cava Leonardo, si trovava il Convento di SantAntonio, già Santa Maria La Nuova, con un bel portale ogivale in un fianco, residuo dell'antica chiesa in stile gotico, e un portaletto barocco. Il fondatore fu Fra Giacinto Battaglia ragusano.
Un po’ più in alto (vicino alla Porta dei Mulini) si trovava la chiesa di SS. Annunziata che inizialmente era una moschea giudaica.
Vicino a questo chiesa si trovava il Convento di S. Francesco dove furono sepolti personaggi illustri (Dott. Giovanni Antonio Cannizzo che sposò la sorella del barone di Buxello e fu Giudice ella Gran Corte di Modica e di Palermo; il Maestro P. Carlo Bellio lettore all’università di Padova ed altri ancora). La chiesa di S. Nicola, assai antica, conserva le reliquie dei SS. Apostoli Pietro e Paolo lasciate ad essa da un certo Commeno fratello dell’Imperatore di Costantinopoli, morto a Ragusa e sepolto in questa chiesa. Più in basso c’era la chiesa di Santa Maria dello Spasimo, meglio conosciuta come chiesa di Santa Lucia.

I PALAZZI.
Vicino alla chiesa di S. Giorgio sorgeva il palazzo dei Sigg. Castilletti (una volta degli Assenzia), nobili locali che donarono alla chiesa di S. Giorgio le quattro statue dedicate alle Sante Barbara, Rosalia, Agata e Lucia.  
Un altro palazzo era quello dei Monelli, che sorge alla destra del Duomo di S. Giorgio, costruito alla fine del cinquecento da questa nuova famiglia aristocratica. Altro importante palazzo era quello dei Settimo Settimo, appartenente ad una nobile famiglia.
Vicino all’ospedale di S. Cosimo e Damiano sorgeva il palazzo del barone Francesco Giampiccolo, che nel 1644 aveva ottenuto l'investitura baronale sul feudo di Cammarana. Il terremoto del 1693 distrusse il palazzo e nel crollo trovarono la morte il barone Francesco e la moglie Giovanna Lupis.  La foresta di Cammarana era stata acquistata dal padre Don Gian Francesco Giampiccolo nel  1619. La famiglia Giampiccolo risulta essere presente a Ragusa già nel 1282 con un certo “Iohanni Pichulo”, che era uno dei soldati a cavallo che la città fornì al re Pietro III d’Aragona per sconfiggere gli Angioini. Dopo il terremoto il palazzo fu ricostruito e già ai primi del XVIII secolo vi abitava il barone Mario Giampiccolo.
Di fronte al palazzo dei Giampiccolo c’era l’Archivio Comunale dove venivano custoditi tutti gli atti notarili della città e dove si radunavano i Giurati per consultarli.
Vicino alla Piazza Maggiore si trova l'antico palazzo edificato da don Vincenzo Arezzo, barone delle Serre e Giudice della Gran Corte della Contea di Modica. Costui nel 1647 acquistò il feudo di Donnafugata da don Guglielmo Bellio Cabrera ottenendo il titolo baronale. Da lui passò al figlio Corrado, il barone di Donnafugata che ricoprì dal 1653 al 1686 l'importante incarico di Governatore della Contea di Modica per più di 30 anni e che morì nel terremoto del 1693. Il sisma distrusse anche il palazzo che tuttavia venne subito ricostruito per iniziativa di Vincenzo Arezzo.

CHIESE E PALAZZI DEL QURTIERE DEGLI ARCHI O DEI SANGIOVANNARI.
CHIESE.
Spostata più ad ovest, rispetto alla chiesa di S. Lucia, c’è la chiesa di S. Maria dei Miracoli a forma ottagonale.
Più a nord del Castello si trovava il magnifico tempio di S. Giovanni Battista, nel quartiere dei Cosentini. Chiesa molto ricca e pomposa per le diverse rendite che possedeva.
Più ad ovest si trova la Chiesa di S. Basilio, che nel XVI ospitava una confraternita.
La chiesa delle Anime del Purgatorio o di Tutti i Santi, aperta al culto il 6 maggio 1658 e costruita sulle case che una volta appartenevano a Don Giovanni Valerio Mazza.
Sotto questa chiesa si trova la Piazza degli Archi ( o Foro) chiamata così a causa degli archi di un acquedotto che sormontavano il quartiere, fino al terremoto del 1693,  che portava l’acqua, proveniente da Cava Velardo, fino al Convento di S. Francesco, dove anticamente c’era l’abitazione dei Chiaramonte Signori di Ragusa.
Sopra la piazza, fra la chiesa di S. Giuliano e quella dell’Idria, c’era l’Ospedale del Poveri (detto Ospedale Vecchio) che fungeva anche da albergo per i viaggiatori.
La chiesa dell’Idria (una volta dedicata a S. Giuliano) apparteneva all'Ordine dei Cavalieri di Malta e precisamente alla Commenda di Modica-Randazzo, fondata dai conti di Modica della famiglia Chiaramonte, come indica la presenza delle caratteristiche croci ottagonali nel portone d'ingresso, nella cantoria dell'organo e nell'altare maggiore. La chiesa di S. Sebastiano, vicina alla chiesa di S. Vito.
Chiesa di S. Maria delle Scale, (nel piano dinanzi alla chiesa vi era un pulpito, all’interno tre immagini sacre: del SS. Crocifisso, del Redentore Resuscitato e la terza dell’Immacolata Vergine Maria delle Scale).

I PALAZZI.
Diversi i palazzi in questa zona: Palazzo Dott. Battista Castilletti, palazzo del Dott. Francesco arezzi, palazzo del barone di Calamezzana Don Blandano Arezzi,  palazzo del Dott. Antonino Zacco Rosano, palazzo del barone di Torrevecchia Don Giovanni Giunta, palazzo di Don Tommaso Castilletti, palazzo di Don Giovanni La Rocca, palazzo di Don Aloiso Castilletti, palazzo di Don Tommaso Bellio, palazzo di Don Guglielmo Bellio Cabrera (discendente dei Cabrera da parte della madre), palazzo di Don Vincenzo Comitini (padre del Dott. Giuseppe che spesse volte ricoprì le cariche di Capitano e di Giurato), palazzo di Don Antonio Battaglia (barone di Torrevecchia e padre di Don Giovanni che fu un illustre avvocato a Palermo), il palazzo di Don Ascenzo Gurrieri Vescovo di Caltanissetta e di Don Vincenzo Laurifice (professore delle lingue; ebrea, caldaica, greca, latina, tedesca, spagnola ed italiana), palazzo del Dott. Pietro Spatola (uomo dotto studioso dei libri di padri Cappuccini), palazzo di Don Giovanni Antonio Ioppolo barone di Cancime (la famigli Ioppolo fu una fra le più illustri e cospicue di Sicilia, diversi suoi membri ebbero diversi feudi e grandi privilegi), palazzo di del Dott. Ludovico Battaglia, palazzo del Dott. Paolo Ioppolo, palazzo del Dott. In medicina Giuseppe Giozzolo (o Ioppolo ?), palazzo del Dott. Filippo Di Grande, palazzo di Don Stefano Lupo, (giudice della Gran Corte di Modica), palazzo del Dott. in medicina Paolo Filippo Lauretta, Palazzo di Don Paolo Commitini, palazzo del Dott. In medicina Giuseppe Schininà, palazzo del Dott. Mario Costa (assieme al fratello Don Mariano furono più volte Giudci e Giurati della città), palazzo di Don Giacomo Larestia (figlio dell’illustrissimo Don Paolo Larestia, Governatore di Modica, marchese di Cannicarao e barone di Boncamelo),  palazzo di Don Antonio Di Marco (celebre architetto, che disegnò la cappella maggiore della chiesa di S. G. Battista), palazzo di Don Giuseppe Nicita (una volta parroco della chiesa di S. Giorgio e di S. Giovanni, commissario del S. Uffizio e vicario della città, palazzo del Rev. Don Giacomo Cabibbo (costui in un anno spese 4.000 scudi in elemosina ai poveri e in opere pie).

Ultimo aggiornamento: 13/02/2018
giampigiacomo@libero.it
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