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L'INFLUSSO DEI FENICI

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RITORNO SULLA COSTA.
Non si sa bene quali furono le cause che, intorno al 1050 a.C., spinsero queste popolazioni ad avvicinarsi nuovamente verso la costa, si fanno solo delle ipotesi.
IPOTESI (A). Durante la civiltà di Cassibile, si dovette registrare una situazione politica e militare, relativamente tranquilla tanto da permettere il ritorno delle comunità verso la costa.
IPOTESI (B). Le popolazioni di Pantalica e della Sicilia sud-orientale, forse spinte da genti italiche più agguerrite, preferirono rifugiarsi in questi luoghi impervi e ben difesi di Cassibile.
IPOTESI (C). Il ritorno può essere stato favorito anche dalla voglia di avviare scambi commerciali con i Fenici con più facilità.

L’INFLUSSO FENICIO.

Questo ritorno verso il mare fu sicuramente favorito dal commercio con i Fenici, che portando nelle coste siciliane prodotti provenienti da paesi lontani, suscitarono un forte richiamo economico. Sia a Thapsos che ad Ortigia sono state trovate testimonianze appariscenti della nuova età che ne attestano la rinnovata prosperità. La maggior parte degli oggetti di bronzo rinvenuti nelle necropoli siciliane o nei ripostigli, appartenenti all'età di Cassibile, erano molto usati nel Mediterraneo, in  Palestina a Cipro, a Creta, nella Penisola Iberica e persino nella costa atlantica e nell'Inghilterra meridionale.

I bronzi presentavano strette affinità con quelli spagnoli, francesi e inglesi. Si trattava di rasoi quadrangolari o “a foglia”, di asce dette “a cannone”, di coltellini con manico “a occhio”. Queste analogie non furono sicuramente casuali: esse erano collegate al commercio dei Fenici, che costituirono, in questo periodo, il principale tramite fra Oriente e Occidente, collegando fra loro paesi lontanissimi. L’influsso fenicio influenzò fortemente la cultura locale sotto l’aspetto tecnologico, del gusto e della moda.

Dal territorio modicano provengono due importanti ritrovamenti inquadrabili nell'età di Cassibile (X sec. a.C.): un gruppo di cinque asce ad occhio in bronzo provenienti da un punto imprecisato della Cava Ispica, già appartenenti alla collezione del marchese di Castelluccio e il ripostiglio del Mulino del Salto. Quest’ultimo, scoperto casualmente nel corso di lavori agricoli nel 1898, è costituito da circa 6 kg. di bronzo lavorato in spade con presa a T di tipo egeo, asce, fibule con arco a gomito, ad arco semplice appena ingrossato, ad arco ribassato ed ingrossato, punte di lancia, una sega e spirali ornamentali; associato con i bronzi è anche un frammento di lama in ferro. Esso sembra essere stato sepolto contemporaneamente al vicino ripostiglio di contrada Castelluccio presso Scicli.

LA CERAMICA.
Nella ceramica incominciò a diffondersi l'uso del tornio e dominò la decorazione dipinta piumata, simile a quella ausonica delle Eolie; mentre scomparve completamente lo stralucido rosso dell'età precedente. Le forme della ceramica erano diverse: solo in parte conservavano le forme dell’età precedente; molte sono nuove: secchielli, piattini su alto piede (probabilmente lampade) ecc. All’influsso fenicio pare si debba anche la forma della “oinochoe a bocca trilobata”.

LE FIBULE DI CASSIBILE.
Fu un periodo di forte progresso tecnologico, nel quale l'uso del bronzo si diffuse sempre più largamente, non solo nell'armamento, ma anche in tutte le manifestazioni della vita quotidiana. La fibula bronzea caratteristica di Cassibile fu quella con arco piegato a gomito, talvolta formante addirittura un occhio, generalmente molto massiccia e con spillo rettilineo. La fibula bronzea ad arco semplice continuò, ma in essa l’arco generalmente si ingrossò e si appesantì.

Ultimo aggiornamento: 21/12/2018
giampigiacomo@libero.it
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