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IL VECCHIO DUOMO

RAGUSA IBLA > > CHIESE UNESCO > SAN GIORGIO

UN PO’ DI STORIA.
Nel 1093, il normanno Ruggero I completata la conquista della Sicilia, elevò Ragusa a contea e la assegnò al figlio Goffredo. Costui dispose la costruzione di una chiesa in onore di S. Giorgio, al quale i Normanni erano devoti. Successivamente, soprattutto durante il dominio dei Chiaramonte (1286-1392) la chiesa venne abbellita con magnifiche sculture. Secondo un antico manoscritto di un certo Scribano, davanti la chiesa vi era un ampio sagrato ornato con 4 statue. La facciata presentava una porta centrale (portale) e due laterali e terminava con un frontone triangolare contenente 5 nicchie con 5 statue, sulle quali spiccava un rosone. Il Visconte Bernardo Cabrera Conte di Modica (con testamento del 1419) e suo figlio Conte Giovanni Bernardo (morto prematuramente e sepolto di fronte al Battistero) e la moglie Contessa Violante Prades decisero di farsi seppellire in questa chiesa per la sua bellezza.
Subì qualche danno nel terremoto del 1542 . Il campanile a forma quadrata, alto 100 metri, fu completato successivamente nel 1550 dall' architetto paesano Antonino Di Marco, ed era attaccato al lato sinistro del prospetto. Era decorato con gli stemmi degli Henriquez e per la sua altezza e bellezza artistica fu definito "un miracolo dell' arte". Nel 1633 fu restaurata la volta tanto che il conte Giovanni Alfonso, nella visita del 1643, la poteva ammirare al massimo dello splendore. In quello stesso anno, accogliendo una petizione popolare, papa Urbano VIII elevava San Giorgio a patrono cittadino e alla sua chiesa tutte le altre dovevano sottomettersi. Nel 1692 un fulmine aveva abbattuto il campanile.

I DANNI PROVOCATI DAL TERREMOTO DEL 1693.
L'11 gennaio del 1693 il terribile sisma. I documenti storici ed i frammenti ritrovati contraddicono la diffusa opinione che il terremoto del 1693 abbia totalmente raso al suolo la chiesa, lasciandone pochi resti. Già nel 1856 l'avv. Filippo Garofalo dichiarava che sarebbe stato un errore basarsi solo ed esclusivamente sui preziosissimi avanzi visibili per capire quanto effettivamente era rimasto del tempio. [Nota 1; Nota 2; Nota 3]. Ciò che era rimasto quindi doveva essere molto, ma molto di più di ciò che è possibile ammirare oggi: il portale, l’opera scultorea del Gagini nell’altare maggiore, diverse statue e la lapide del Visconte Bernardo Cabrera Conte di Modica. Tale lapide con le ossa di tutti e tre i familiari, fu traslata nel transetto del Duomo con un'imponente manifestazione nel 1737. C'era, infine, un gran battistero in pietra pece con iscrizioni in latino e greco, che andò distrutto.

LA MAESTOSITÀ DELL’ANTICO TEMPIO DI SAN GIORGIO.
Basandosi su testimonianze bibliografiche (soprattutto del Sortino Trono) l’antica chiesa di San Giorgio era sicuramente più grandiosa dell’attuale duomo. La vecchia  chiesa era a tre navate con quattordici pilastri, sette per ogni navata, dodici altari, oltre i tre dell' abside, ed una fonte battesimale. Sulle pareti laterali dell’altare maggiore si ammiravano 18 statue. Di fronte se ne ammiravano altre 5, scolpite da Gian Domenico Gacini, figlio di Antonello, caposcuola dello stile gacinesco. Dopo il terremoto furono recuperate parecchie statue, tra cui 3 delle 5 che ornavano l'altare maggiore, raffiguranti: S. Giorgio, S. Ippolito, S. Mercurio.

All'interno la Chiesa era lunga M. 61.10 e larga M. 32.50. Per la cronaca rileviamo che l'interno dell'attuale Duomo barocco risulta lungo m. 59,56 dal portone d'ingresso alla massima dimensione dell'abside, mentre la larghezza delle tre navate risulta di m. 24,09 e la larghezza del transetto cresce di altri 9 metri arrivando quindi a m. 33,09. “Il prospetto era preceduto da un cortile chiuso con balaustra di pietra bianca, con tre cancelli corrispondenti alle tre porte della Chiesa (era largo 30 passi [M. 19.50] lungo 60 passi [M. 30.00])”. Sempre per la cronaca, l'attuale sagrato del Duomo, allineato con l'ingombro massimo del prospetto, risulta di m. 27,70 e m. 30 misurato perpendicolarmente alla facciata. Il campanile, completato nel 1550 dall' architetto paesano Antonino Di Marco, era attaccato al lato sinistro del prospetto. Doveva essere veramente bello artisticamente, tanto che il Lauretta enfaticamente lo definisce“un miracolo dell' arte.”
Il piccolo frammento del portale rimasto, soffocato fra l’altro fra due, non può assolutamente dare al visitatore l’idea della grandiosità che doveva rappresentare tale opera. Basandosi su varie testimonianze documentaristiche e bibliografiche e su confronti con altre chiese,  gli esperti  hanno ricostruito la pianta della chiesa e la volta della cupola.

Ultimo aggiornamento: 08/11/2017
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