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I CABRERA DAL 1392 AL 1481

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BERNARDO CABRERA.
A Bernat Cabrera furono concessi amplissimi poteri, con la formula:
"Sicut Ego in Regno Meo, et Tu in Comitato Tuo", "Come io nel mio Regno tu nella tua Contea ". Fu Bernardo Cabrera il primo ad avere in proprietà tutte le terre e le città dell'attuale provincia di Ragusa. Col suo forte esercito, fra il 1410 e il 1411, conquistò militarmente anche Catania, Siracusa, Gaeta e persino Malta, di cui fu signore per un certo tempo. Il Cabrera pagò al re una tassa in denaro che gli evitava di fornire il servizio militare.
Sotto Bernardo Cabrera la Contea divenne uno fra gli stati feudali italiani più importanti. La Contea poteva vantare tanti di quei privilegi e prerogative (esercito privato con armi da fuoco, tribunale proprio...) che finirono per farne per molti secoli un vero stato nello stato: "Regnum in Regno". Il re Martino accordò a Bernardo Cabrera anche il privilegio di servirsi di tutti gli scali, grandi e piccoli di tutta la costa; mentre prima erano di pertinenza del demanio (cioè dello stesso re). Fu così che lo scalo di Mazzarelli (Marina di Ragusa), quello di Pozzallo e di Scoglitti furono integrati nella Contea. Le tre maggiori città della Contea furono destinate a sedi delle più importanti istituzioni amministrative, giudiziarie e militari. Modica fu sede della Gran Corte d'Appello; Ragusa fu dimora del Conte e della Corte del patrimonio; Scicli era sede del Comando militare forte di 673 fanti e 214 militi a cavallo con competenza sull'intero territorio del gran feudo e su 75 Km di costa da "Dorilli a Marza Mena", come dire da Acate a Marzamemi. Il conte, molto amato dai ragusani, morì di peste e fu seppellito per sua volontà nel 1423 nell'antica chiesa di San Giorgio a Ragusa Ibla.

GIOVANNI BERNARDO CABRERA (1423 - 1466) E LA SOMMOSSA DI RAGUSA.
A Bernat Cabrera, morto nel 1423,
successe il figlio Giovanni Bernardo che amministrò la contea in maniera pessima. Per i troppi debiti accumulati, dal 1440 al 1450, fu costretto a vendere alcuni feudi della Contea. La crisi finanziaria fu accompagnata da ribellioni popolari e da una instabilità sociale. Fu così che nel 1448 i ragusani ormai esausti delle sue angherie e dei suoi soprusi, ma soprattutto delle sue ruberie e appropriazioni indebite, si ribellarono, assaltarono il castello, uccisero dei soldati e un figlio del conte e bruciarono l'archivio feudale, distruggendo tutti i documenti di un secolo e mezzo di storia della Contea di Modica. Giovanni Bernardo Cabrera a questo punto preferì trasferire la cancelleria e la sua residenza a Modica abbandonando per sempre il vecchio castello. Da quel famoso anno 1448, Ragusa, che per 2.500 anni era stata la città più importante della Sicilia sud-orientale, diventò seconda rispetto a Modica che mantenne questo primato fino al 1926. Ma anche a Modica fu osteggiato dal popolo, come provato dai moti popolari del 1449. Il popolo modicano innalzò la bandiera Regia, chiedendo che la Contea venisse incorporata al demanio del Regno di Sicilia.


Fu accusato di abusi, di angherie, di usurpazioni di terre, di attribuzioni spettanti allo Stato, di appropriazioni sui naufragi e sui diritti demaniali, di falsità nei titoli d'investitura, per aver ridotto in franco allodio il feudo che nella prima concessione era in forma strettissima.

Pur dovendo rispondere di tutti questi reati, il conte Giovanni Bernardo non fu privato della Contea, ma fu solo condannato a pagare una ammenda di 60.000 scudi. Ritornato a capo della Contea, Giovanni Bernardo Cabrera istituì, intorno al 1450, dei punti di guardia per evitare le continue incursioni, che spopolavano le coste. L'autorizzazione del re di Sicilia Alfonso I d'Aragona (2 aprile 1416 - 27 giugno 1458) permise al conte di far costruire a Pozzallo una torre di difesa che da lui prese il nome: Torre di Cabrera per l'avvistamento preventivo dei velieri pirata saraceni che in quel tempo miravano spesso ai magazzini del Caricatore, sempre colmi del grano della Contea di Modica, che da Pozzallo raggiungeva i più lontani porti del mediterraneo.

I DEBITI COSTRINGONO BERNARDO CABRERA A DARE IN AFFITTO LE PROPRIE TERRE.
Fra il 1451 ed il 1454 il conte Giovanni Bernardo Cabrera, essendosi fortemente indebitato per motivi ereditari e militari, fu costretto a vendere e a dare in locazione diversi territori della Contea. L’affitto generalmente aveva una durata di due anni. Alcune terre furono dedute definitivamente, come: omiso (a Pecorino Naselli nel gennaio del 1453) per 1320 onze; Spaccaforno (ad Antonio Caruso nel maggio del 1453) per la somma di 3.000 scudi; e Giarratana (ai De Cusaggio nel gennaio del 1453 che vendettero il diritto di ricompra a Simonetto Settimo nel giugno del 1454 per 5.610 ducati). Furono vendute anche le terre di Alcamo e Calatafini a Matteo Speciale per onze 4.400.
Ma per diversi motivi l’agricoltura non decollò, molte terre rimasero dissodate o incolte e la pastorizia nomade era poco remunerativa. Il lasso di tempo della locazione troppo breve, la grande estensione degli appezzamenti, le grandi distanze che si frapponevano fra il locante ed il colono furono ostacoli notevoli che non permisero il salto di qualità che si attendeva. Se il frazionamento dei terreni e la loro concessione in affitto creò nuova ricchezza e nuovi nobili, per altri versi non consentì agli affittuari di creare un solido legame con il feudo e di effettuare investimenti di lungo periodo.

GLI ULTIMI CABRERA .
Giovanni Bernardo Cabrera morì nel 1466 e venne sepolto a Ragusa nella stessa Chiesa di San Giorgio dove era stato tumulato il padre. Terzo della dinastia dei Cabrera fu il conte
Giovanni II Cabrera, che visse nel castello di Modica, dove morì nel 1474, e dove fu sepolto nella Chiesa di Santa Maria al Castello. Lasciò il feudo al figlio Giovanni III, detto Giannotto, minorenne moto però tre anni dopo, per conto suo governò la madre Giovanna Ximenes de Foix, che ottenne l'investitura feudale anche quando la contea fu ereditata dalla sorella Anna Cabrera che, anche se ricca, dovette ancora assolvere all'ingente debito accumulato dal padre. Giovanna Ximenes de Foix governò la Contea per circa sei anni, cioè fino al matrimonio (1481) della figlia Anna Cabrera con Federico Enriquez, figlio di Alfonso Enriquez, che aveva il titolo onorifico di Almirante (cioè ammiraglio) di Castiglia. La contessa madre morì nel 1485 a Modica, i funerali furono forse celebrati nella stessa chiesa di Santa Maria del Gesù, dove tre anni prima si erano celebrate le nozze della figlia Anna.  


Ultimo aggiornamento: 03/09/2019
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