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I BENEFICI EFFETTI DELL'ENTITEUSI

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L'ENFITEUSI PERPETUA.
Fu con Federico Enriquez ed Anna Cabrera, cioè nel 1481, che fu instaurato l’istituto dell’enfiteusi perpetua.
Questo diritto reale di godimento concedeva all’enfiteuta (cioè al ricevente) il diritto di tenere un fondo per sempre,
a condizioni di migliorarlo e di pagare annualmente un affitto in denaro o in natura: frumento, fave, fagioli, lenticchie, ceci, carrube ed altri prodotti della terra. In quest’ultimo caso il pagamento avveniva o in quantità fissa o in proporzione del 20% o 30% del raccolto annuo. Con questo diritto reale di godimento gli Enriquez-Cabrera assicuravano ai terrazzani la certezza di avere pieni poteri sui fondi che coltivavano e la possibilità di averne un possesso perpetuo, veniva avviato così un importante processo di frazionamento dei latifondi e di diffusione della ricchezza.  Il Conte si riservava il diritto di passaggio, di prelazione in caso di vendita, di laudemio, di rescissione del contratto nel caso di inadempienza ai patti.

IL "MORCELLEMENT EXTRE'ME DES PROPRIE'TE'S"
Per incentivare la concessione delle terre il Conte le offrì per una cifra simbolica. Per esempio a Ragusa, che contava ben 24 baroni fino all'epoca del terremoto del 1693, il vasto feudo del Piombo, fu concesso dal Conte con il canone
di dieci grani all’anno. Oltre alle terre furono date ad enfiteusi anche mulini, derivazioni di acque, diritti di pesca nei fiumi, ed altri cespiti.
Anche i Comuni presero terre in enfiteusi, Scicli per esempio prese in enfiteusi un luogo in contrada “Ddieri” per un canone annuo di 12,15 Tarì per costruire il cimitero degli appestati.
Gli Enriquez Cabrera in questo modo si assicurarono una rendita annuale di 12.000 salme di cereali (33 mila quintali circa) che permetteva loro di pagare l'ingente debito nei confronti del fisco accumulato dai Cabrera.  Queste derrate dovevano essere trasportate al caricatore di Pozzallo e imbarcate per la Spagna, all'indirizzo del Signore di Ragusa e conte della Contea di Modica, Enriquez... , anche se nessuno Enriquez aveva mai visto nè Modica né Ragusa.
Fra il 1550 ed il 1564 gli Enriquez Cabrea aveva concesso in enfiteusi perpetua 1724 partite di terra, distribuite in varie fasce d'estensione, per un totale di circa 30.000 ettari. Ma non furono soltanto i Conti di Modica a utilizzare lo strumento dell'enfiteusi, anche i baroni locali utilizzarono questo diritto per cui si creò una enorme massa di piccoli operatori agricoli "
i massari". Il numero di queste terre nel tempo aumentò sempre più tanto che intorno al 1713 le terre concesse in enfiteusi ammontavano a circa 134.000 ettari, pari a 40.000 salme.
Tocqueville visitando la Sicilia nel 1827 fu colpito dall'estremo frazionamento delle terre nella Contea di Modica, in nessuna altra parte dell'isola si registrava una cosa simile. Nella parte centro occidentale dell'isola esisteva ancora il latifondo, nella parte orientale fra Catania e Messina, il frazionamento delle terre era causato sopratturro dalle continue euzioni vulcaniche che creavano devastazioni, per cui i signori ed i monaci stufi di questi disastrosi fenomeni vendettero queste terre al popolo che ne diventò proprietario. Solo nella Contea di Modica il frazionamento fu opera della decione del feudatario locale: il Conte di Modica.

COME AVVENIVA L’ASSEGNAZIONE DELLE TERRE.
Si tenevano aste pubbliche con un prezzo base per le migliorie che si dovevano effettuare dentro l’anno nel fondo. Si prendeva in considerazione la moralità dell’offerente e ad aggiudicazione effettuata si registrava la transazione in un “
libro o quaterno d’assento”. Successivamente la validità di questi libri furono messi in discussione e così furono sostituiti con strumenti notarili. Fra il 1750 ed il 1825 i vecchi “quaterni di assento” furono formalizzati e resi legali.

L'ENFITEUSI PROVOCA IMPORTANTI CONSEGUENZE.
Le concessioni enfiteutiche ebbero importanti conseguenze nella vita politica, sociale ed economica del feudo modicano a cominciare dalla seconda metà del Cinquecento, cioè quando cominciò la distribuzione massiccia delle terre.
Come già detto sopra nel 1565 fu accertato che le terre in enfiteusi ammontavano a 30.000 ettari, e queste superficie L’enfiteusi ebbe tre importanti conseguenze:  
1.
La nascita di una nuova classe sociale.
2.
Una maggiore disponibilità dei mezzi di sussistenza.
3.
Una maggiore produttività dei terreni.
4.
Una trasformazione dell’ambiente agricolo.
5.
Una notevole mobilità sociale e la nuova nobiltò minore.
6. Un aumento dei beni dati in usufrutto.
6. Una più equa ripartizione delle terre fra gli eredi. Non più una sola grossa eredità destinata al primogenito, ma tante piccole successioni destinate a più figli.

UNA NUOVA CLASSE SOCIALE: LA BORGHESIA IBLEA.
Lo scardinamento del sistema feudale diede la nascita ad una robusta classe di imprenditori agricoli "
i massari". Alcuni di questi, quelli più ricchi acquistarono anche titoli nobiliari e formarono quella che fu definita la “nobiltà minore”, gli altri costituirono la “media borghesia terriera”. Furono proprio queste classi emergenti che con le loro elargizioni permisero la proliferazione delle chiese, che raggiunsero un numero elevatissimo se raffrontato a quello degli abitanti. Queste elargizioni assicurarono a queste nuove classi il diritto di patronato (ius patronatus) sulle cappelle delle chiese adiacenti ai loro palazzi, il tutto naturalmente con l'incoraggiamento e la benedizione del clero che ci guadagnava in introiti. Furono ancora queste nuove classi che più tardi avrebbero richiesto di partecipare al governo della cosa pubblica e che riuscì ad opporsi e a sovrapporsi all’autorità feudale, quando questa tentò di rescindere i contratti o di renderli più onerosi.

AUMENTO DELLA PRODUTTIVITÀ AGRICOLA.
Con l’enfiteusi le classi agricole cominciarono a vivere con patti meno gravosi e con condizioni di vita decisamente migliori.
La perpetuità delle concessioni e la sicurezza del possesso diedero un profondo impulso alla vita nei campi, iniziarono così: dissodamenti e spietramenti dei campi, bonifiche, livellamenti delle terre, derivazioni di acque e tutta una serie di opere che aumentarono la produzione agricola e moltiplicarono i traffici commerciali. La rotazione agricola (pascolo-grano-pascolo- “favata”), le deiezioni degli animali, diedero fertilità al terreno e così i campi produssero più frumento, legumi e foraggio e indirettamente carne, latte e pelli e generarono un fiorente artigianato. I prodotti provenienti da queste zone: formaggi, miele, olio d'oliva, carne erano caratterizzati da elevata qualità.

IL NUOVO PAESAGGIO AGRARIO.
L'enfiteusi quindi contribuì notevolmente al processo di privatizzazione delle terre.
Nacquero così le ville signorili e le masserie che erano dotate di impianti di vario genere (mulini, frantoi, trappeti, palmenti) per la trasformazione dei prodotti vegetali (olio, vino, carrube, grano) e animali (latte, formaggi, ricotte).  Lentamente iniziò una radicale trasformazione del paesaggio agrario, caratterizzato anche dalla fitta ragnatela di muretti a secco costruiti per recingere le nuove proprietà, per dividere i campi adibiti al pascolo, per consentire l'avvicendamento delle colture cerealicole e leguminose. Fu così che quei sassi, che fino ad allora avevano ingombrato il suolo, che ne avevano impedito la capacità produttiva, e che con sommo fastidio dovevano essere scansati da chi doveva lavorare la terra, diventarono “muri a secco” che avrebbero dato un particolare aspetto al paesaggio ibleo.

LA MOBILITA' SOCIALE E LA NUOVA "NOBILTA' MINORE".
Anche se fra il '500 ed il '700 ci furono varie carestie e terremoti, non c'è dubbio che questo lungo periodo fu caratterizzato da un benessere generalizzato. Si intensificarono l'artigianato, i trasporti, il commercio, le intermediazioni, le professioni (avvocati, medici, notai, speziali). La ricchezza investì un pò tutte le categorie, tranne forse per braccianti e manovali, che comunque avevano di che vivere. Imprenditori, capimastri, professionisti, impiegati (segreti, arbitri, tesorieri, ammininistratori ed altri) e funzionari divenuti tutti proprietari di terre, di case proprie passarono al rango di facoltosi borghesi. Amministratori dei beni feudali, “gabellotti” del diritti civici sulla terra e sugli uomini, notai, membri del clero ottimi amministratori di conventi e di rendite ecclesiastiche, mercanti di campagna, burgisi e soprattutto “i massari”, cioè gli affittuari delle terre
a diverso titolo, appena disponevano del capitale necessario acquistavano titoli nobiliari andando ad incrementare quella che fu definita la “nobiltà minore”. Non solo, costoro, consapevoli dell’accresciuto peso sulla scena economica e sociale, cominciavano anche ad aspirare e a divenire ceto dirigente.Grossi possidenti o ricchi mercanti acquistarono feudi insieme al titolo ed allo stemma spostandosi da un posto all'altro.

AUMENTA LA VARIETÀ DEI BENI DATI IN USUFRUTTO.
Le cospicue e sicure entrate derivanti dall’enfiteusi spinsero gli amministratori della Contea a dare in enfiteusi non solo terreni, ma anche mulini, derivazioni di acque, diritto di pesca nei fiumi ..., ed altri cespiti che prima formavano la parte dominicale del feudatario.
  


Ultimo aggiornamento: 03/09/2019
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