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GIOVANNI ALFONSO ENRIQUEZ CONTE DI MODICA DAL 1617 AL 1647

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Giovanni Alfonso Enriquez de Cabrera, conte di Modica dal 1617 al 1647, succedette alla madre Vittoria Colonna de Cabrera. In seguito ed in virtù della vittoria militare, il 7 settembre del 1638 a Fontarabia (oggi Hondarribia - Spagna), riportata al comando delle truppe spagnole contro l'esercito francese capitanato da Luigi II, Principe di Condé, il 23 dicembre 1640 fu nominato Viceré di Sicilia per il triennio 1641 - 1643, e in seguito, dal 1644 al 1646, Viceré del Regno di Napoli.

Giovanni Alfonso Enriquez Cabrera, conte di Modica, si adoperò alacremente per popolare il feudo di Boscopiano, farvi un nuovo centro abitato, da chiamare Vittoria concepita come la riedificazione dell'antica Camarina, costruire in esso il castello, la torre ed altre difese, esercitarvi ogni genere di giurisdizione, imporre e riscuotere tutti i diritti delle gabelle e della dogana, nominarvi i funzionari necessari ed emanare capitoli, statuti ed ordinanze.
Nel
1637 Giovanni Alfonso Enriquez tornò a chiedere la restituzione delle terre usurpate dai vassalli e, grazie alle sue amicizie altolocate, gli fu assegnato un giudice delegato. Dopo una lunga diatriba legale, i vassalli furono condannati a pagare una multa salata, ma questa condanna diede inizio ad un susseguirsi di cavilli legali, che alla fine rafforzarono i vassalli, che si ritrovarono in posizione quasi paritaria con il feudatario. I nuovi ricchi svilupparono in seguito pretese di nobiltà e privilegi seguendo il copione dei tempo ed il modello dei "boriosi spagnoli".

Nella Contea di Modica si assistette ad un accaparramento delle cariche negli Uffici pubblici, perchè questo assicurava automaticamente un titolo onorifico. A questa schiera di neo titolati si aggiunse la schiera di vassalli che possedeva almeno 100 salme di terra, che pagava la decima, che prestava l'omaggio, che garantiva il servizio militare per diventare baroni.

L'OPERA DI COLONIZZAZIONE.

Giovanni Alfonso Enriquez proseguì l'opera di colonizzazione, iniziata dalla madre, e spinse i baroni ragusani Carlo e Giulio Tomasi a trasferire una colonia di ragusani presso il loro feudo denominato Montechiaro, dove fondarono la città di Palma di Montechiaro (vicino Agrigento).
Nel 1640 i predetti baroni invitarono il sacerdote Gianbattista Odierna a trasferirsi a Palma di Montechiaro. Egli accettò e, con l’aiuto di questi, approfondì molti studi, pubblicando una cinquantina di opere scientifiche. Nel 1641, Giulio Tomasi, ricevette il titolo di duca di Palma di Montechiaro e nel 1667 quello di principe di Lampedusa.

Durante il soggiorno a Modica, il popolo in tripudio per la visita del suo Conte e Viceré, ebbe in dono dallo stesso il vessillo strappato ai francesi nella vittoriosa battaglia di Fontarabia.  
A Ragusa Ibla, nel 1644 (otto mesi prima della sua nomina a vicerè di Sicilia), durante la festa del patrono "San Giorgio" venne accolto con grandi feste e giochi popolari simili alla corrida, che si tennero nella cosiddetta "platea maior", coincidente con l'odierna piazza Pola. La fastosa corrida, chiamata "gioco del tauro" causò però notevoli danni ai tetti della Chiesa di San Giorgio per le numerose persone che vi erano salite per assistere all'evento. Sempre in onore del conte la Porta Valter, tuttora esistente, fu arricchita di un'epigrafe di benvenuto al conte, della quale restano solo delle tracce. In quella occasione il conte accordò a Ragusa (Ibla) l’insegna dell’aquila, antico simbolo del regno. Fu ricamata in oro e argento su un tessuto di velluto verde, sul quale fu rappresentata con la croce arcuata, ad indicare l’universalità del culto di San Giorgio martire, patrono della città di Ragusa. L’aquila divenne così il primo gonfalone e la prima insegna della città di Ragusa. A Scicli fu istituita un'accademia e raccolte tutte le poesie d'occasione. Questo fu il periodo di massimo splendore della Contea e di Modica in particolare, terza per importanza tra le città siciliane, tanto che lo storico Placido Carrafa, nel libretto Sycaniae descriptio del 1653, così scriveva: "Triplex in Regno celebratur gubernium, Panormitanum, Messanense, Motucanum". Dopo il periodo vicereale a Napoli,  Giovanni Alfonso si ritirò definitivamente nel 1646 a Madrid, dove la morte lo colse, a soli 50 anni, nel febbraio del 1647, fra le braccia del re di Spagna che, durante la breve malattia, lo andò a visitare più volte.


Ultimo aggiornamento: 13/10/2017
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