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PALAZZO GIAMPICCOLO MONISTIRI

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La notizia più antica relativa al palazzo Giampiccolo di Cammarana si trova in un “Rivelo” del 1689, conservato tra le carte della famiglia, in cui si parla di una “casa solerata”, cioè ad un piano, sita nella Piazza Maggiore della città e confinante con le case di don Settimo Settimo e con case di proprietà della chiesa di S. Maria Maddalena. In questa casa abitava, con la sua famiglia, Don Mario Giampiccolo, primo barone del feudo di Cammarana (feudo acquistato nel 1619). Il terremoto del 1693 distrusse il palazzo e nel crollo trovarono la morte il barone Francesco e la moglie Giovanna Lupis. Il palazzo venne ricostruito e ai primi del secolo XVIII vi abitava il figlio di Don Francesco: il barone Mario II Giampiccolo.

Costui nel corso del secolo XVIII, assieme al figlio sac. Felice acquistarono i “casaleni” della famiglia Settimo ed ottennero in enfiteusi alcune “botteghe” di proprietà dell'Ospedale dei SS. Cosma e Damiano. Alla fine del secolo fu il barone Antonino Giampiccolo, figlio di Mario, che in quegli anni ricopriva le cariche di Capitano di Giustizia e di Giurato della città di Ragusa, ad intraprendere una seconda riedificazione del palazzo il cui prospetto occupava quasi un intero lato di quella che era ancora la piazza Maggiore della città. Intorno al 1920, il nipote di Antonino, anche lui di nome Antonino II Giampiccolo, divise il palazzo i due parti e li assegnò ai due figli: Corrado, barone di Cammarana, e Paolo. Da essi poi pervenne ai nipoti che portano gli stessi nomi e ne sono gli attuali proprietari.

PALAZZO MONISTIRI.
Il Palazzo, oggi proprietà Bruno di Belmonte, venne edificato da don Francesco Giampiccolo, pronipote del barone Mario Giampiccolo, nel primo decennio del secolo XIX, che ampliò la parte del palazzo dei baroni di Cammarana in cui abitava e che si era costruito alcuni anni addietro.

La nuova costruzione si sviluppava sull'area in cui prima del terremoto sorgevano le case della famiglia Settimo, non più ricostruite per il trasferimento a Palermo della famiglia ed acquistate dai Giampiccolo nel corso del secolo XVIII.
Il progetto venne redatto dal capomastro ragusano Carmelo Cultraro jr.
Nel 1848 don Francesco Giampiccolo, morendo senza prole, lascia erede universale la nipote Carolina Criscione moglie di Isidoro Monisteri, il quale acquista dai sigg. Antonino e can. Vincenzo Giampiccolo, fratelli del defunto Francesco, le quote di casa di loro proprietà che unita a quella ereditata dalla moglie diventa palazzo Monisteri, definitivamente separato dall'adiacente palazzo Giampiccolo di Cammarana.

Ultimo aggiornamento: 08/11/2017
giampigiacomo@libero.it
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