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IL RELITTO DELLA GALEA MEDIEVALE

MUSEO KAMARINA > PADIGLIONE SUBACQUEO

Nel 1989, nel mare antistante Kamarina, dopo una mareggiata invernale che aveva sconvolto tutto il fondale sabbioso, furono avvistati i resti di uno scafo ligneo di una galea "sottile" o "minore" in uso dal IX° sec. d.C. in poi. Il relitto è stato rinvenuto al di sotto della punta occipitale dell'acropoli kamarinese, a quasi 6 metri di profondità. Lo scafo giace su di un bassofondo sabbioso, interrotto da zone di ciottoli, spezzato in due grandi tronconi forse per il peso del carico che non ha retto la forza del mare, o in seguito all'urto e all'impatto con il fondale al momento dell'affondamento. Il primo troncone che comprende anche la prua è lungo circa 9,4 metri; il secondo troncone, quasi in asse con il primo, è lungo 8,80 metri e corrisponde alla parte centrale. I resti ritrovati hanno permesso una ricostruzione dello scafo che doveva essere molto stretto ed affusolato con dimensioni di m 30 x 4 (con un rapporto larghezza/lunghezza di 1/7). Ad alcune decine di metri dalla parte centrale del relitto, sono stati ritrovati: un pezzo di paramezzale, tavole del fasciame di rivestimento; un grosso frammento di scafo comprendente chiglia e paramezzale. Su questo relitto sono stati effettuati nel 1990 una serie di accertamenti e documentazioni da parte della Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Ragusa. Sia la composizione del carico, sia l'attrezzatura di bordo si è rilevata di enorme importanza. E' stato possibile portare alla luce: elmi, lembi di un pettorale a maglia di ferro, e la rassegna pressocchè completa degli utensili del maniscalco di bordo. Per le sue caratteristiche tecniche (piatta di poppa) e per i ritrovamenti degli oggetti, si presume che il relitto doveva essere una galea di tipo "tafurrea", destinata cioè al trasporto di cavalli.

Vicino al relitto infatti sono stati trovati: ferri equini di cavalcatura (che per le ridotte dimensioni forse erano destinato ai muli); un'incudine a ferro a doppia punta; scalpelli; lime; e seghe. Fra i legni dello scafo sono stati pure avvistati resti ossei appartenenti ad equini, sicuramente trasportati a bordo. Scarsissima invece la ceramica recuperata nello scafo: appena pochi frammenti d'invetriata (un particolare tipo di ceramica che viene reso impermeabile agli agenti atmosferici con una certa tecnica di lavorazione) cronologicamente compresa fra il XII° e XIV° secolo. Non è escluso che la galea facesse parte della flotta del Duca Roberto d’Angiò, colpita da una tempesta di libeccio nell’estate del 1301.    

Ultimo aggiornamento: 08/11/2017
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