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DA RAGUSA A IBLA PASSEGGIANDO FRA LE CAVE

ITINERARI > > NATURALISTICO

Il 25/02/2015 mi si è presentata l’occasione di fare un’escursione fra le cave che circondano Ragusa. Invitato da Gino Baglieri, che quel giorno doveva guidare alcune classi elementari, ho chiesto ed ottenuto la possibilità di estendere l’invito al mio amico: Saro Firrito. L’appuntamento era per le 8.30 a nord di Via Risorgimento, vicino al distributore di benzina dell’Agip; oltre a Gino, che faceva da guida, c’erano anche alcuni insegnanti ed alcuni genitori degli alunni, nonché una guida del CAI (Angelo). Il ritorno era previsto per le 17, con pranzo al sacco. L’escursione prevedeva il raggiungimento di Ragusa Ibla attraversando tre cave: Gonfalone, Santa Domenica, e Cava Velardo.

CAVA GONFALONE: “MONUMENTO” DELLA STORIA DELLA CITTÀ

Partendo da Via Risorgimento, vicino al distributore dell’Agip, c’è una viuzza sulla sinistra che porta alla cava. Un cancello chiuso ne impedisce l’accesso, ma Angelo (la guida del CAI) ci consente di oltrepassarlo, perché munito di apposita chiave. S’imbocca un sentiero e dopo un po’ si arriva nella Cava Gonfalone, dove si possono ammirare le latomie, grotte artificiali che sono state ricavate dall’uomo togliendo dal costone la pietra che serviva per ricostruire le due città (in particolare la nuova Ragusa) dopo il terremoto del 1693. Queste pietre in mano a sapienti ed esperti muratori e scalpellini diedero vita ai palazzi in stile barocco, che tanto lustro e fama hanno dato a Ibla.

ALL'INTERNO DELLE LATOMIE.
Queste latomie presentano condizioni ambientali particolarissime e poco influenzate dal clima esterno. La temperatura interna si mantiene costante, per cui non è freddo d'inverno e non è caldo d'estate. La luce accecante che proviene dall’esterno si riflette all’interno conferendo alle pareti colori caldi.  Queste latomie sono semplicemente una “meraviglia” nel cuore della città. Maestose, spettacolari,  grandissime, sia per estensione (1,5 ha) che per altezza (fino a 12 m. in alcuni punti), rappresentano le più singolari e spettacolari manifestazioni di archeologia industriale della Sicilia. Si possono ancora ammirare i colpi di piccone nelle pareti e sulle volte che sembrano dei decori a volte a spina di pesce, altre volte a strisce parallele. In altri punti invece, nelle superfici più basse delle pareti, si possono scorgere le tracce delle seghe circolari che hanno caratterizzato l'ultima fase di vita delle cave. Un “lago” caratterizza la parte più profonda e buia della cava, che presenta anche 6 piloni di calcestruzzo costruiti dal Genio Civile in occasione dell'ampliamento del superiore Ospedale.
Finita la visita ritorniamo indietro da dove si era entrati, attraversiamo alcune strade di Ragusa fino ad arrivare all’ex cinema Trionfale. Si attraversa via Roma, si scende giù per via Natalelli e in corrispondenza dell’ex stadio del basket (in piena curva) ci si porta nel marciapiede che costeggia Cava Santa Domenica.

VERSO CAVA SANTA DOMENICA.
Qui si trova una scaletta che immette nella Cava Santa Domenica, che divide in due Ragusa per tutta la sua lunghezza. In questa cava un tempo si svolgevano due importanti attività: la produzione agricola intensiva ortofrutticola e l’estrazione e la lavorazione della pietra bianca calcarea da costruzione. Anche se grandi, queste latomie non sono assolutamente paragonabili né per bellezza né per spettacolarità con quelle di cava Gonfalone. Alcune di esse sono puntellate perché non sicure dal punto di vista della stabilità, in un’altra ci sono quattro “carcare” dove si lavorava la calce che poi veniva utilizzata per rivestire le case. Suggestivo il passaggio sotto i ponti. Un ambiente unico, con un microclima stabile, umido, né troppo caldo, né troppo freddo, vi crescono: noci, fichi, mandorli, ulivi, carrubi.   

DA CAVA SANTA DOMENICA A CAVA VELARDO.
Un piccolo sentiero ci immette nella Cava Velardo. Qui due cose ci hanno colpito: le tombe sicule (circa 50) scavate dai Siculi ai piedi del roccione dove sorge la chiesa del Carmine, ben visibile dalla strada per Modica, ed un mulino ad acqua, ancora funzionante, dove abbiamo comprato della farina.  Inutile dire che il tutto era costantemente seguito dalle spiegazioni di Gino Baglieri, e della guida del CAI Angelo. Anche il proprietario del mulino molto gentilmente si è prodigato a spiegare e a farci vedere come si fa ad ottenere materialmente la farina dal grano. Prima di incamminarci abbiamo fatto la pausa pranza.

DA CAVA VELARDO AL QUARTIERE SAN PAOLO DI IBLA.
Finita la visita a cava Velardo, ci siamo diretti verso il quartiere San Paolo, sbucando presso il vecchio macello. Qui ci siamo soffermati per osservare dall’esterno la chiesa di San Paolo. Piccola chiesetta dell'omonimo quartiere che fu fondata intorno al 1690; dovette subire parecchi danni in occasione del terremoto giacché l'attuale prospetto reca la data del 1747. Parte dei resti della chiesa sono stati riutilizzati. Dal parcheggio sotto la Chiesa delle Anime del Purgatorio ci fermiamo un attimo dove sorgeva il Palazzo del Tribunale dell’Inquisizione spagnola, qui furono uccise diverse persone intorno al 1460. Di questo palazzo rimane solo il contrafforte dove è incastonata una formella con l’effige della morte. Siamo nel quartiere dello Spirito Santo dove operavano diversi mulini ad acqua come quello del Purgatorio di Sopra, di Sotto e di Santa Barbara. Si arriva nella chiesa della Anime del Purgatorio e si costeggia la chiesa percorrendo la periferia della città. Questo era il quartiere povero di Ibla, dove c’erano una volta le botteghe e le diverse attività commerciali. Un’interessante passeggiata in una parte di Ibla che difficilmente si percorre. Si ritorna indietro al quartiere San Paolo.

Ultimo aggiornamento: 08/11/2017
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