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FONTANA NUOVA: 30.000 ANNI FA CIRCA

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DOVE SI TROVA E SUE CARATTERISTICHE.
Questo riparo sotto roccia si apre nei pressi di un crinale roccioso a circa 3 Km dalla costa, a 145 m sul livello del mare, nel territorio di Marina di Ragusa. Il riparo naturale è largo 8 m, profondo 2 m, ed alto fino a 3 m in alcuni punti.  

DA CHI È STATO SCOPERTO.
L'importanza di questo sito saltò all'attenzione quando nel 1914 il Barone Vincenzo Grimaldi di Calamenzana, scavando all'interno di una grotta di un suo terreno agricolo, trovò diverso materiale litico (raschiatoi e lame da taglio). Il 28 gennaio del 1914 il barone trasferì i 212 reperti archeologici (136 strumenti in selce r 76 schegge di lavorazione) al museo di Siracusa.
I reperti furono brevemente descritti da Paolo Orsi e Luigi Pigorini, il quale li attribuì genericamente al Neolitico.  

COLLOCAZIONE NEL TEMPO.

Subito dopo la seconda guerra mondiale, Luigi Bernabò Brea, allora Soprintendente Alle Antichità della Sicilia orientale, iniziò una revisione sistematica dei materiali al Museo Archeologico di Siracusa. Fra le altre cose, nel febbraio del 1945 decise anche di iniziare gli scavi e gli studi del sito di Fontana Nuova  risalente all’Aurignaziano evoluto, una fase della cultura paleolitica che va da 34.000 a 27.000 anni fa. Questo rifugio sotto roccia rappresenta il più antico insediamento umano della Sicilia ed il sito aurignaziano più meridionale d'Europa. È stato possibile collocarlo nell'Aurignaziano classico in quanto non sono stati trovati arnesi tipici del periodo successivo: il Gravettiano (caratterizzato dal ritrovamento di lame e lamelle a dorso abbattuto ma non appuntite, cioè taglienti da un lato per colpire e seghettati nell’altro lato per lacerare le carni delle prede).

CLASSIFICAZIONE DEI REPERTI.
Dopo 40 anni dalla loro donazione, durante la revisione sistematica dei materiali custoditi all'interno del Museo siracusano, i materiali furono ripresi da Luigi Bernabò Brea. Furono così classificati numerose schegge a ritocco denticolato, strumenti su lame di forma irregolare, in particolare grattatoi, bulini, denticolati. Questi strumenti, inseriti anche in manici di legno per essere meglio utilizzati, furono ottenuti scheggiando i ciottoli di selce raccolti alla foce del fiume Irminio, non molto distante dal riparo.

I prodotti della scheggiatura (schegge e lame) avevano i margini affilati, ma necessitavano del ritocco per essere trasformati in strumenti utili per le varie funzioni, ad esempio, punte di freccia o lancia, strumenti per la raschiatura delle pelli e attrezzi da taglio, come grattatoi e raschiatoi. La percentuale delle lame presenta una valore abbastanza elevato (40,2%) se si tiene conto della totalità dei pezzi. Questi materiali sono oggi esposti al Museo P.Orsi di Siracusa.

BERNABÒ BREA RITORNA A FONTANA NUOVA.

Bernabò Brea avendo riconosciuto nei materiali di Fontana Nuova degli strumenti molto più antichi, decise di effettuare nuovi saggi di verifica all'interno del riparo. Lo scavo restituì frammenti ossei appartenenti ad individui adulti di uomo (Homo Sapiens) e resti di animali pertinenti soprattutto a cervidi (Cervus elaphus) ed in misura minore, a suini (Sus scrofa), bovidi (Bos primigenius) e alla volpe (Vulpes vulpes).

L’ALIMENTAZIONE DEI NOSTRI ANTENATI.
Studi recenti sui residui organici ritrovati su questi manufatti litici ci hanno fornito informazioni sulle caratteristiche dell'alimentazione e sul modo di cucinare il cibo da parte di questi gruppi umani. Questi uomini vivevano di caccia, pesca e raccolta, tutte cose che l'ambiente offriva, oltre all'abbondanza d'acqua sia per le sorgenti vicine sia per la vicinanza del fiume Irminio.
Il materiale faunistico era costituito quasi esclusivamente da cervo (92,6 %) e da pochi frammenti di bue, cinghiali, volpi, tartarughe, pesce e patelle. Ecco cosa scriveva Bernabò Brea in merito: "... l'enorme quantità di gusci di conchiglie marine, soprattutto patella ferrugine,

mostra che la raccolta dei molluschi lungo la riva del mare aveva nell'alimentazione dei cavernicoli un'importanza notevolissima e costituiva, insieme alla pesca, un'importante integrazione della caccia e della raccolta di frutti selvatici ...."
La macellazione di questi animali si presume avvenisse lontano dalla grotta. I pachidermi e molte altre specie del periodo precedente si erano estinti, ma rimanevano aree forestali, concentrate soprattutto delle valli fluviali, che consentivano la presenza di cervidi. Il paesaggio meridionale doveva essere costituito da “ampi campi di dune eoliche (cioè determinate e modellate dall'azione dei venti), corsi d’acqua, stagni e lagune.

IL CLIMA.

All’epoca del riparo di Fontana Nuova ca. 30.000 anni fa, il clima era caratterizzato da temperature più rigide, con ghiacciai perenni scesi fino a 1.000 metri, abbassamento del livello delle acque, con conseguente saldatura delle nostre coste meridionali con l’arcipelago maltese. La fascia costiera della zona orientale doveva invece essere di poco superiore a quella attuale.

I filmati sotto sono stati girati il pomeriggio del 29/07/2011.
1) Il sentiero che porta al riparo (notare il paesaggio bellissimo).
2) L'arrivo al riparo (una fitta vegetazione ci impedisce di muoverci e filmare liberamente).
3) Il riparo visto dall'esterno.
4) Il riparo visto dall'interno.

Ultimo aggiornamento: 22/03/2020
giampigiacomo@libero.it
http://picasion.com/i/1U5qo/
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