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FINE DELLA CONTEA DI MODICA

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LA LEGGE DEL 12 DICEMBRE 1816.
Abolito il feudalesimo,
con Legge del 12 dicembre 1816 il territorio della Contea fu incorporato nel Regno delle Due Sicilie e finì nelle mani dei duchi spagnoli di Alba de Tormes. Modica cessò d'essere capitale della contea e città capovallo nelle nuove ripartizioni territoriali del Regno delle Due Sicilie. Nel 1817 i Borboni crearono  l'Intendenza di Siracusa, di cui Modica fece parte, come capoluogo di distretto, ospitando l'Ufficio di Sottointendenza.

IL CODICE NAPOLEONICO DEL 1819.

Nel 1819 fu applicato il Codice civile napoleonico anche al Regno delle Due Sicilie, pertanto gli istituti feudali  come il
“federcommesso”,  il “maggiorascato” furono aboliti e fu introdotto il nuovo diritto di successione, in base al quale i patrimoni nobiliari non potevano più essere trasmessi ai soli primogeniti, ma dovevano essere suddivisi fra tutti i membri della famiglia.
L’applicazione di queste norme , nell’arco di un trentennio, provocò:

  • Un ampio frazionamento degli ex-feudi.

  • La messa in vendita di lotti di terra di diversa estensione e valore, da parte di molti coeredi.

  • Il passaggio di vastissime proprietà dall’aristocrazia alla borghesia.  


LA LEGISLAZIONE DEL 1824 – 27.

Nuove leggi che entrarono in vigore fra il 1824 ed il 1827 trasformarono le secolari “soggiogazioni”
(le famose ipoteche perpetue) che gravavano sugli ex-feudi in “moderno credito ipotecario” rimborsabile con la vendita giudiziaria degli immobili. Questa opportunità costrinse gli aristocratici oberati da debiti a vendere terre, censi, e palazzi per soddisfare i creditori. È stato calcolato che gli 80 più importanti casati nobiliari sommavano debiti per 6 milioni di onze (circa 3 miliardi degli attuali euro).

LA CORSA ALL’ACCAPARRAMENTO DEI TERRITORI DELL’EX CONTEA.
Con le nuove leggi anche nella Contea di Modica vecchi e nuovi nobili fecero a gara per accaparrarsi ciò che rimaneva dell’antico stato feudale.  I creditori della Contea di Modica vantavano crediti per circa 500.000 onze  (pari a 250 milioni di euro) fra caseggiati, censi, terreni e canoni.
Un’ immensa fortuna che, negli anni successivi, sarebbe passata ripetutamente di mano in mano  completando il lungo processo di privatizzazione della terra che era iniziata con l’enfiteusi.
Così a
Scicli i creditori vantavano crediti per 55.000 onze (pari a 27.500.000 di €); a Chiaramonte per 56.000 onze ( pari a 28 milioni di €); a Modica 20 creditori vantavano 130.000 onze ( pari a 65 milioni di €); a Ragusa 48 creditori dovevano riscuotere 123.000 onze ( pari a 61.500.000 di €).
A
Ragusa famiglie come gli Arezzo, i Sortino-Trono, gli Schininà, i Cartia, i  Lupis acquisirono una notevole porzione del patrimo dell’ex-feudo, in particolare il barone Arezzo  di Donnafugata che, fra le altre cose, acquisì la piena proprietà di numerosi fondi e “chiuse” nelle contrade di “Cianetti”, “Fortugno”, “S. Rocco”, “Grotta dell’acqua”.


 
Ultimo aggiornamento: 03/09/2019
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