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LA DIFESA COSTIERA

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Le torri costiere della Sicilia costituirono il sistema difensivo, di avvistamento e di comunicazione lungo la fascia costiera del Regno di Sicilia. Furono costruite per arginare le frequenti incursioni dei corsari barbareschi. Da ogni torre era possibile scrutare il mare e vedere la successiva, con la possibilità di inviare segnali luminosi, detti fani, e di fumo per trasmettere un messaggio o richiedere soccorso. Nel periodo di massima funzionalità, in un solo giorno era possibile allertare tutte le coste dell'isola. In Sicilia le prime torri costiere si fanno risalire nel periodo compreso tra il 1313 ed il 1345 come baluardo della monarchia aragonese contro le incursioni della flotta angioina che da Napoli muoveva all'assalto delle coste siciliane.

A partire dal 1360 invece la minaccia provenne da sud, dal nord Africa maghrebino ad opera soprattutto di pirati e corsari tunisini. Nel 1405 il Re Martino il Giovane diede ordine di restaurare le torri esistenti, circa quaranta, e di costruirne di nuove; fu il primo documento certo di un progetto organico di difesa costiera affidata alle torri. La minaccia maghrebina si intensificò con il sorgere della potenza navale turca, visto che nel 1516 i turchi si insediarono ad Algeri, ed a partire dal 1520, il corsaro Khayr al-Din Barbarossa operò da tale città per conto dell'Impero ottomano, divenendo nel 1533 Qapudan Pashà, cioè comandante supremo della flotta turca. Antagonista della potenza ottomana era l'impero spagnolo di Carlo V, e fu necessario quindi investire ingenti risorse nella difesa delle coste mediterranee sia della Penisola Iberica, sia dei possedimenti italiani, nel Regno di Sardegna, nel Regno di Sicilia, nel Regno di Napoli. L'opera di fortificazione fu attuata dalla corona spagnola anche sotto il regno di Filippo II, con lui furono costruite la maggior parte delle torri di avvistamento in Spagna con l’aiuto dell'architetto italiano Giovanni Battista Antonelli. In Sicilia, a partire dal 1547, l'organismo amministrativo che provvedeva alla gestione delle torri fu la Deputazione del Regno di Sicilia. Diversi architetti ed ingegneri militari si succedettero nel tempo a partire da tale data, i più significativi furono: Antonio Ferramolino da Bergamo, nel 1547; Pietro Del Prado, leccese nel 1552; Antonio Conte, toscano nel 1558; Tiburzio Spannocchi, toscano nel 1577; Vincenzo Geremia, siciliano nel 1582; Camillo Camilliani, toscano nel 1583; Carlo Maria Ventimiglia, siciliano nel 1634; Francesco Negro, siciliano nel 1637-1640; Giuseppe Amico di Castellalfero, piemontese (già distintosi nell'Assedio di Torino) nel 1713; Andrea Pigonati, siciliano nel 1756.

CAMILLO CAMILLANI
Il 1 luglio del 1583 il Parlamento siciliano deliberò un piano di difesa costiera e così il viceré Marco Antonio Colonna diede incarico all’ingegnere militare fiorentino Camillo Camilliani di potenziare il sistema di difesa dei 1040 Km di coste siciliane contro i frequenti attacchi dei turchi e delle incursioni barbaresche. Per il progetto il Parlamento Siciliano stanziò ben 10.000 scudi. Camilliani, partendo da Palermo,  fu accompagnato nella sua ricognizione, in senso antiorario,  via terra dal capitano Giovan Battista Fresco della Deputazione del Regno.

Nel 1584 Camillani realizzò una completa documentazione sullo stato delle fortificazioni costiere in Sicilia, che intitolò «Descrittione delle marine di tutto il regno di Sicilia con le guardie necessarie da cavallo e da piedi che vi si tengono». L'opera era divisa in tre parti: la Sicilia, le torri marittime e le marine. Nella sua opera Camillani consigliò la costruzione di 37 torri.
Le nuove torri furono edificate su suo progetto, con caratteristiche così peculiari che oggi sono facilmente individuabili fra tante. Caratteristica ricorrente invece, delle torri camillianee, era la pianta quadrata o prossima al quadrato, articolata su tre elevazioni: la base, il piano operativo e la terrazza.  Inoltre queste torri avrebbero dovuto essere a distanza visiva così da permettere un sistema di reciproca comunicazione l’una con l’altra. Ogni torre era presidiata da tre militari: un soldato, un caporale ed un artigliere che con fuochi di segnalazione di notte, nembi di fumo di giorno, spari, sventolio di bandiere segnalavano nel giro di un’ora a tutte le altri torri dell’intera costa siciliana le presenza di nemici. Purtroppo la lentezza dei lavori fu tale che vanificò il sistema di difesa.

Ultimo aggiornamento: 03/09/2019
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