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CIRCOLO DI CONVERSAZIONE

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ASPETTI GENERALI RELATIVI AI CIRCOLI.
Nel periodo compreso fra la Restaurazione e l’Unità, sorsero nell’isola diversi salotti, circoli, case di conversazione che non erano solo punti di riunione, ma rappresentavano anche un luogo di identificazione ed autoidentificazione sociale cioè di appartenenza ad uno “status” sociale. Questi circoli nacquero come associazioni informali, ma si diedero subito statuti e regolamenti sul modello inglese dei clubs britannici, in cui l'accesso non era più legato ai privilegi di ceto, ma al successo personale, alla posizione economica, al ruolo pubblico ricoperto. Qui
magistrati, alti impiegati, avvocati, possidenti, professionisti, inseriti nelle liste degli eleggibili, si riunivano per leggere giornali, discutere di politica, giocare a carte (ma non giochi d’azzardo), tessere rapporti sociali secondo un determinato codice di comportamento. Le chiacchiere fra aristocratici della città si trasformavano talvolta in vere e proprie rappresentazioni teatrali.
Queste costruzioni sorgevano spesso nelle strade principali dei centri, possibilmente a pianterreno, in ogni caso in zone di facile accesso ed accoglievano da un minimo di 30 ad un massimo di 90 soci. La scelta della sede in un luogo centrale e la cura con cui la si rendeva confortevole e signorile miravano a favorire il senso di identificazione del gruppo. Le norme, la tipologia dei locali e la denominazione venivano dettate però dai funzionari dell’Intendenza. Dopo i moti del 1820-21 e del 1837 molti circoli furono chiusi e riaperti anni dopo sotto stretta sorveglianza della polizia. Un vero e proprio boom di nuove autorizzazioni si registrò nel decennio 1838 - 1848, a cui seguì una brusca flessione dal 1849 al 1852 ed una parziale ripresa dal 1854 in poi.  

LA STORIA DEL CIRCOLO DI CONVERSAZIONE.
Il Circolo di Conversazione, noto anche come il “Caffè dei cavalieri”,
fu costituito ad  Ibla nel 1830 all'angolo inferiore sinistro della Piazza del Duomo. La fondazione del Circolo fu opera di 18 fondatori, appartenenti alle più importanti famiglie di Ibla. Costoro racimolarono la somma di 390 onze (pari a circa 350 – 400.000 € attuali) con la quale realizzarono uno stabile che aveva come obiettivo quello di offrire ai nobili ragusani la possibilità di conversare,  trascorrere il tempo giocando a carte e spesso intere fortune passavano da una mano all'altra in una notte. Si volle creare un luogo di aggregazione e di sociabilità, un ritrovo per gli affari degli uomini della classe dominante, lontani e isolati dalla gente comune.
Un documento datato 12 ottobre 1830 elenca i 18 soci fondatori e la quota individuale versata:
Barone Francesco Arezzo di Donnafugata (onze 30), Cavaliere Giuseppe Arezzi (onze25),  Pasquale Di Quattro (onze 25), Barone Carmelo Arezzo di Trefiletti (onze 25), Vincenzo Antonio La Rocca (onze 25), Giuseppe Arezzo di Trifiletti (onze 25), Fratelli Ignazio e Antonio Sortino (onze 25), Gaetano Arezzo di Donnafugata (onze 20), Nicolò Orazio Donnafugata (onze 20), Barone Antonio Giampiccolo (onze 20), Giambattista Monelli (onze 25), Barone Pietro Ingrassotta (onze 20), Barone Francesco Rubino (onze 20), Giuseppe Nicastro Giampiccolo (onze 20), Avvocato Franco Nicastro (onze 20), Francesco Cosentini e figli (onze 15), Paolo Cosentini (onze 15), Corrado Bongiorno (onze 15). Nel 1839 i "nuovi civili" cominciarono a lamentarsi perchè non erano ammessi nell'unico Circolo dei nobili ed avanzarono richiesta all'Intendenza affinchè venisse aperto un secondo Caffè di conversazione nel quartiere superiore, che venne inaugurato nel 1841 a cui seguì nel 1856 un terzo circolo ad Ibla.

ATTUALE ORGANIZZAZIONE E FUNZIONE DEL CIRCOLO.
Il Circolo è amministrato da un presidente ed un Consiglio formato da quattro membri, che vengono eletti ogni due anni dall’Assemblea dei soci. La sua funzione principale è ricreativa  (giocare a carte, lettura, conversazioni), e i suoi soci rappresentano un ampio spaccato dell’attuale società iblea. Vi si tengono rappresentazioni teatrali; feste da ballo; concerti; spettacoli di cabaret; manifestazioni con fini culturali o di beneficenza. Nel 2002 il Circolo contava 250 soci circa, un terzo dei quali erano discendenti in linea retta dei vecchi soci fondatori.
Nel 1974 in una storica assemblea venne deciso di ammettere al “Circolo di Conversazione” anche le donne. L’ingresso delle donne conferì al “Circolo” la connotazione di una famiglia allargata, attorno al nucleo storico.

L’ESTERNO.
Il palazzo presenta un rigoroso stile dorico-romano, che si sviluppa su un solo piano. Ha tre entrate divise da sei paraste scanalate con capitelli di ordine dorico. Il cornicione è arricchito da triglifi e in corrispondenza delle porte presenta tre bassorilievi con due donne alate che sorreggono una lampada al centro e due sfingi ai lati. In alto sul cornicione svetta una bella scultura rappresentante in un ovale l'aquila ragusana circondata da festoni di fiori e da due leoni con facce umane e baffi: sotto la scritta "Circolo di Conversazione".

L’INTERNO.
L'interno presenta sette sale in pieno stile ottocentesco e mantiene ancora gli arredi originali. All'interno si conserva ancora il documento con i nomi dei soci fondatori e i relativi contributi in "onze".
Il fastoso salone degli specchi, chiamato così in quanto fa sfoggio di quattro grandi specchiere maestosamente incorniciate, misura circa 80 mq mostra. Il suo soffitto, affrescato dal ragusano Tino Del Campo nel 1901 e restaurato nel 1955 dal Flaccavento, è un inno alle arti e alle scienze rappresentati da quattro medaglioni agli angoli raffiguranti: Dante, Michelangelo, Galileo e Vincenzo Bellini . Le arti e le scienze che sgombrano il cielo dalle nubi dell'ignoranza. I divani di damasco rosso, la seta rossa delle pareti, i tendaggi e un grande lampadario in rame, costituito da una zucca con i suoi tralci, completano l'arredo e conferiscono all’ambiente un’atmosfera ovattata. Gli altri locali sono altrettanto prestigiosi, dedicati al gioco e alla lettura. Un delizioso giardino interno rende l'ambiente uno tra i più gradevoli ed esclusivi della città.
Non mancava una notevole attività culturale: venivano spesso organizzati conferenze, veglioni e concerti, con la partecipazione di nomi illustri.  
In questo circolo sono stato girati alcune scene di famosi film: "Divorzio all'Italiana" di Pietro Germi, "Gente di rispetto" di Luigi Zampa, "Giovanninno" di Mauro Bolognini.

Ultimo aggiornamento: 08/11/2017
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