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CHIESA DEI CAPPUCCINI

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La chiesa con il convento dei Padri Cappuccini è collocata nel Giardino ibleo nella posizione più orientale dell'abitato. La chiesa risale ai primi anni del 1600, quando i frati cappuccini abbandonarono il loro vecchio convento, che sorgeva sulla riva destra del torrente San Leonardo e costruirono un nuovo convento ed una nuova chiesa nel luogo in cui ne sorgeva una più antica dedicata a Sant'Agata. Notevoli dovettero essere i danni alle strutture a seguito del terremoto del 1693. Con l'avvento del regno, nel 1866, chiesa e convento furono incamerati al demanio e il fisco li rivendette al Padre Provinciale del tempo che per riacquistarli aveva organizzato una colletta. Le opere d'arte, anch'esse incamerate, rischiavano di essere disperse se non fosse intervenuto l'allora sindaco barone La Rocca Impellizzeri che istituiva una Pinacoteca comunale con sede presso il nuovo Municipio.
Dal 1977 è sede del Museo diocesano con annesso un laboratorio di restauro, e spesso ospita interessanti mostre. Una parte del convento è destinata a biblioteca civica, fondata nel 1600 dall'abate De Gaspano, nella quale si conservano rari libri del '500 e del '600.

L’ESTERNO.
La chiesa dei Padri Cappuccini presenta un esterno  molto semplice con un'umile portale, un finestrone, un timpano triangolare in cui è collocato lo stemma dell’ordine, ed un modesto campanile con un’unica campana. Sulla destra si osservano le mura del convento.

L’INTERNO.
L'interno è ad una sola navata e con cinque altari in legno. Il visitatore all'ingresso è colpito subito dall'altare maggiore dove  si conserva una delle più belle tele del territorio ibleo: un trittico del XVIII secolo di Pietro Novelli, detto il monrealese. Si narra che l'autore, definito il Caravaggio siciliano, qui si trovava ospite e rifugiato perchè scappato da Palermo in seguito ad una furiosa lite con un amico del re; trovato asilo presso i frati per sottrarsi alle ritorsioni, si disobbligava dell'ospitalità, dipingendo per essi la bella pala. Secondo altre fonti l'opera, forse, era stata già commissionata prima, quando l'Autore era venuto al seguito di Don Giovanni Alfonso Enriquez conte di Modica e in quegli anni vicerè, nella qualità di Architetto militare del regno. Queste magnifiche tele sono incorniciate da una lavoratissima cornice in legno intarsiato e scolpito. Procedendo dall'ingresso al primo altare a sinistra vi è un Crocifisso ed un quadretto all'Addolorata, mentre sul secondo altare si apprezza una statua della Madonna delle Grazie; fra questi una teca contiene la statuetta con Gesù bambino benedicente. Sulla parete dell'altare maggiore, dove è ubicato il famoso trittico, si osserva più in basso un Sant'Antonio da Padova da un lato e un San Francesco dall'altro, Sempre a sinistra del trittico, inoltre, una tempera antica, attribuita da alcuni a Deodato Giuinaccia, ma sicuramente opera di qualche frate riformato, datata al 1520 che rappresenta un presepe collocato in un paesaggio che arieggia la collina di Ibla e chiamata da tutti "la Natività", salvata dal terremoto e qui trasportata dalla prima sede conventuale che sorgeva vicina al torrente. Semplici, ma di bell'effetto il pulpito e una cattedra in legno per il coro presenti nei pressi dell'altare maggiore. Sui due lati dell'altare maggiore da due porticine l'accesso alla sagrestia dov'è conservata una pregevole cassettiera; sembra sia questa la sede dell'ex chiesa di Sant'Agata ; in ricordo di ciò la Santa è ancora oggi oggetto di particolare devozione
Ritornando ora verso l'uscita, a destra, un altare con quadro a San Francesco pregante alla Porziuncola, opera di G. Calabrò del 1904, mentre l'altro altare presenta una statua di Sant'Antonio da Padova; fra di essi il confessionale.
Nei pressi dell'uscita altri tre quadri, il primo a sinistra dedicato a Santa Lucia di Antonio Manoli del 1725 ed il secondo ad una Sacra Famiglia di epoca recente (1904), opera del Calabrò, mentre sul lato opposto, quello destro, una Madonna degli infermi. Per la bellezza degli interni, invece, la chiesa è fortemente richiesta per la celebrazione dei matrimoni. Il tetto a capriate è molto semplice, all'interno del monastero si trova uno splendido chiostro. Oggi l'antico Convento dei Cappuccini ospita un ristorante, albergo e scuola di cucina; tre diverse attività, tra loro complementari.

Ultimo aggiornamento: 08/11/2017
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