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CATACOMBE DI CAVA CELONE

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LA CAVA.
La cava, che si estende per circa 2 Km, taglia l’altopiano in direzione di Ragusa.
In questa cava si trovano: la tomba a camera (A);  la tomba a camera (B); la catacomba (C); la tomba a forno (D); le catacombe (E-F-G);  la chiesetta rupestre di “Santu Liu”. Noi prenderemo in considerazione solo le catacombe (E-F-G) e la chiesetta rupestre.  Una larga scalinata di pietra (la scalazza) scende giù verso il torrente che può essere attraversato mediante un ponticello di legno. Il sentiero, in parte scavato nella roccia è ben tracciato e protetto da una staccionata di legno. Sul bordo della cava, a sinistra, s’individua subito un elegante cippo a forma di cono, alto 1,20 m, costruito con pietre sovrapposte, probabilmente un segnale di confine.  Più avanti, a destra del sentiero, s’incrocia un’ampia tomba aperta da un ingresso trapezoidale. Un percorso complessivo di 650 m conduce alle catacombe: esattamente al termine della staccionata, scendendo verso il fondo, si scopre la vasta area cimiteriale scavata sui due versanti della cava.

LE TRE CATAMBE PIÙ IMPORTANTI.
Superata l’aia ci si arrampica verso l’ingresso dell’ipogeo più grande. Quattro gradini scavati nella roccia precedono l'ingresso ad architrave di m. 2 x m. 1,90 che da accesso alla catacomba. Ci troviamo di fronte all'ipogeo più significativo, che venne già studiato dal grande archeologo Giuseppe Agnello. Tale ipogeo è caratterizzato da tre gallerie quasi parallele e da tanti loculi sono disposti lungo le pareti e sul pavimento.  L’aspetto interno è alquanto disomogeneo e presenta: un vasto camerone di forma ellissoidale e tre grandi corridoi paralleli. Probabilmente il piano architettonico originario prevedeva solo la grande camera ipogeica alla quale furono aggiunti, successivamente,  i tre corridoi. Nel pavimento e nelle pareti laterali sono presenti fosse terragne e loculi a pila. Questi cimiteri cristiani furono scavati dai “fossores” (operai specializzati tenuti non solamente a seppellire i morti, ma anche a scavare le gallerie, gli ambienti e le tombe, nonché a decorarne le sepolture). All'interno di questo ipogeo non sono state trovate incisioni o resti di affreschi mentre si distinguono incavi e sporgenze, anche sul soffitto, che servivano, tra l'altro per contenere l'illuminazione dell'ambiente.

IL CAMERONE CENTRALE E LA TOMBA A BALDACCHINO.
Il grande ambiente ellissoidale presenta al centro due grandi pilastri ricavati dalla roccia per sostenere il soffitto ed una vasta nicchia sul lato sinistro dell'ingresso. Oltre i due pilastri si aprono i tre corridoi. Nella parte centrale del camerone si trova una monumentale tomba a baldacchino, circondata da altre importanti sepolture. Era probabilmente destinato ad un personaggio importante di questa piccola comunità cristiana.

I TRE CORRIDOI.
Nei tre corridoi sono collocati i tre più ampi ipogei  con tombe a fossa e con loculi lungo le pareti rocciose.

  • Il primo corridoio è in asse con l'ingresso ed è il più lungo circa 20 m.

  • Il secondo corridoio, più regolare, è più corto del primo e presenta, verso Ovest, un ulteriore allargamento in cui è possibile riconoscere, oltre ai loculi alle pareti e alle fosse terragne, un’arca quasi al centro del vano.

  • Il terzo corridoio, probabilmente ricavato per ultimo,  presenta la parete laterale destra con andamento sinuoso.

Tutti i corridoi terminano con grandi loculi disposti a croce. Le fosse terragne ricavate nei pavimenti dei corridoi sono disposti in maniera alquanto irregolare e alcune di esse potevano contenere anche più di un corpo. Le tombe ad arcosolio sono del tipo monosomo, bisomo e polisomo. Infatti Durante i lavori di scavo e pulitura non sono stati ritrovati corredi funebri  costituiti generalmente da monete, ampolle, anforette, lucerne, scodelline, ma  pochi  reperti archeologici ritrovati, essenzialmente frammenti di lucerne di terracotta che si potrebbero datare, con un certo margine di incertezza tra il IV ed il V sec. d.C. Una delle lucerne, il reperto 3 ha una particolarità. Vi è raffigurata l'immagine di una donna nuda, forse la dea Venere, ricordandoci la presenza ancora forte del culto pagano. Questo perché I lastroni che coprivano le tombe sono state distrutti o dagli animali , o dai tombaroli in cerca di tesori nascosti. Sappiamo però che il corpo del defunto era deposto avvolto in un lenzuolo con intorno balsami e fiori. Sui lastroni si potevano trovare, incisi o dipinti, fiori e i simboli della colomba, del pesce, dell’ancora. Le stesse decorazioni si potevano trovare sul “parieticulum”, la parete attinente all’arcosolio. Le gallerie di collegamento aumentano il fascino del complesso arricchendolo di arcosoli e di tombe a baldacchino. Una passerella di ferro agevola la visita dell’ipogeo più grande.

LA CHIESETTA DI SANTU LIU E LA LEGGENDA
In questo luogo si insediarono probabilmente alcuni eremiti seguaci di Elia (il grande profeta d’Israele, vissuto nella prima metà del IX secolo a. C.) che raggiunsero l’altopiano ibleo provenienti da Messina dove, secondo le notizie storiche che si hanno, erano sbarcati dopo la fuga dal monte Carmelo, in Palestina, dal quale erano stati scacciati dai Saraceni intorno al 1291. A loro, forse, si deve l’introduzione del culto di Dantu Liu come il “Santo della pioggia”, in riferimento ad un episodio avvenuto in Israele al tempo del re Acab (874-853 a.C.). La chiesetta rupestre, interamente scavata nella roccia, si trova alla testata della Cava San Leonardo. L’interno è formato da due ambienti: il primo quasi quadrato di m. 3,45 x m. 3,40 ed il secondo, sul lato ovest, più piccolo, di m. 2 x 2,10. Si tratta dell’aula e del presbiterio. Nell’aula sono ancora presenti tracce di alcuni pannelli pittorici. Nell’angolo sud ovest del primo ambiente rupestre è incisa, in greco, la sritta: “zab/loas” (diavoleria), forse in relazione ad una purificazione dell’ambiente.  Il suo interno, costituito da un’unica navata centrale abbastanza allungata, scavata nella roccia, è spoglio e non presenta alcun ornamento sacro. Sulla parete di destra si trova una piccola acquasantiera, su quella di sinistra una doppia nicchia, e in fondo, un altare in pietra ed una nicchia centrale, dove era probabilmente sistemata la statua del santo. Sulla parete a destra della nicchia sono ancora visibili tracce di affreschi e sulla sinistra, ma anche sulle pareti laterali, centinaia di croci incise e delle scritte in greco, segni di una devozione povera ma sentita. Si può raggiungere questa chiesetta seguendo il torrente Celone per un lungo tratto,  poco prima di Cava San Leonardo si risale un ripido pendio fino alla chiesetta. Alla chiesetta rupestre sono aggregati i resti in muratura di una chiesetta rurale risalente al XIV sec. Sono i resti della chiesa di S. Marie Nuntiate. Nell’800, secolo in cui la cava andò spopolandosi, la famiglia Schininà dei Marchesi di Sant’Elia, proprietaria di tutta la contrada, fece erigere, nella zona alta della cava, una chiesetta rurale, facendovi trasferire la statua del Santo.

Ultimo aggiornamento: 22/03/2020
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