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CARLO III (1734 -1759) E LE GUERRE DI SUCCESSIONE

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LA GUERRA DI SUCCESSIONE POLACCA (1733 - 1738).
In Polonia, l’istituto monarchico non era ereditario ma elettivo ed ogni passaggio del regno rischiava di aprire una crisi internazionale. Nel 1733, alla morte del re di Polonia Augusto II di Sassonia, si scatenò la lotta per la successione polacca con due diversi candidati: da un lato
Stanislao Leszczynski, da poco suocero del re di Francia Luigi XV, sostenuto dalla coalizione borbonica: Spagna, Francia, Svezia e Regno di Sardegna; dall’ altro Augusto III di Sassonia, figlio del re defunto, sostenuto da Russia, Austria e Prussia. In questa guerra il 25 maggio 1734 Spagnoli e Austriaci si scontrarono 1734 presso Bitonto, la battaglia si concluse con la disfatta dell'esercito austriaco e la vittoria totale degli spagnoli che portò definitivamente il Regno di Napoli sotto il dominio di Carlo III di Borbone (già don Carlos Borbone-Farnese). La vittoria fu importante per gli spagnoli perché ottenuta senza la partecipazione degli alleati francesi. Carlo III passò quindi a conquistare la Sicilia, e riuscì nell'impresa quando l'ultimo presidio austriaco, dpopo 6 mesi d'assedio, si arrese a Messina il 9 marzo del 1735.

CARLO III RE DI NAPOLI E DI SICILIA (Dal 1735 AL 1759)
Il 30 giugno del 1735 Carlo III di Borbone venne incoronato re nel duomo di Palermo. ottenendo il riconoscimento internazionale. Nacque così la dinastia borbonica del Mezzogiorno d’Italia, fu l'ultima incoronazione di un re in terra di Sicilia. Don Carlos, comunemente detto Carlo III, ereditò dall’Austria due regni che la lunga dominazione spagnola aveva ridotti all’estremo limite della miseria. Tutto era da rifare e da rinnovare: dall’’agricoltura alle industrie e ai commerci; dall’assistenza sociale all’organizzazione amministrativa; dalla sicurezza pubblica all’esercito e alla flotta. Per quanto riguarda la Sicilia, Carlo III non ebbe purtroppo la visione chiara e completa delle sue necessità e pertanto non seppe approntare un piano organico di riforme.

La sua opera riuscì frammentaria ed inadeguata, ciononostante fu il solo re dei Borboni che lasciò un vivo rimpianto nell'animo dei suoi sudditi, per la sua generosità, munificenza ed umanità.

L'OPERA RIFORMATRICE DI CARLO III.

Carlo III, subito dopo l'incoronazione, iniziò subito un’opera riformatrice nell’isola. Per prima cosa istituì una Giunta di esperti giureconsulti siciliani che dovevano metterlo al corrente delle particolari esigenze dell'isola. Si mostrò scrupoloso nell'amministrazione della giustizia e volle tenersi sempre informato dei pubblici affari. Mitigò i tributi il cui ricavato destinò alle necessità dell'isola; limitò i poteri dell'Inquisizione; stabilì che i benefici ecclesiastici e i vescovadi fossero attribuiti soltanto ai siciliani; destinò le cariche pubbliche ai Siciliani. Ossequiente alla Curia romana promulgò una legge contro le Sette ed in particolare contro la Massoneria. Nell'intento di riattivare i commerci, stipulò vantaggiosi trattati con Costantinopoli e con Tripoli, istituì un Tribunale Commerciale, represse in contrabbando e richiamò gli ebrei, ai quali riconobbe uguaglianza di diritti. Non trascurò le provvidenze sociali per alleviare le sofferenze dei suoi sudditi e si mostrò munifico nelle pubbliche calamità, soccorrendo le popolazioni ed alleviandole dei tributi, sopperendo con avanzi del patrimonio civile, là dove il denaro del pubblico erario non bastava. Mantenne cordiali rapporti con tutti gli altri Stati. Si interessò agli scavi di Ercolano e Pompei. Alla morte del fratellastro Ferdinando IV, avvenuta il 10 agosto del 1759, Carlo III prese la corona di Spagna e lasciò i suoi regni al terzogenito Ferdinando I.  

LA CORTE VIENE TRASFERITA A NAPOLI.
Con Carlo III la Corte venne trasferita a Napoli, che era diventata la sedce della direzione suprema delle due monarchie, e così la Sicilia continuò ad essere governata da vicerè. Napoli, nella seconda metà del '700, era la più popolosa, importante ed economicamente attiva città d'Italia, grande 4 volte Roma e 2 volte Milano.

LA PACE DI VIENNA 1738
Il Trattato di Vienna, siglato il 18 novembre 1738, pose definitivamente fine agli scontri della guerra di successione polacca. La Polonia fu assegnata ad Augusto III di Sassonia, Stanislao Leszczynski fu compensato con il ducato di Lorena, sottratto al suo legittimo principe, il duca Francesco che fu ricompensato con il granducato di Toscana; mentre il gran ducato di Parma e Piacenza venne attribuito al dominio diretto dell'Impero Asburgico. Elisabetta Farnese vide per il momento svanire la prospettiva di attribuire un possedimento anche al secondogenito, ma ottenne il riconoscimento internazionale di don Carlos come re di napoli e di Sicilia.

LA GUERRA DI SUCCESSIONE AUSTRIACA (1740 - 1748).
Anche in Austria, si presentarono problemi. Carlo VI non ebbe figli maschi e per questo nel 1713 emanò un decreto “La Prammatica sanzione” che per la prima volta ammetteva la possibilità di successione alla discendenza femminile. Alla sua morte però le potenze europee non riconobbero la Prammatica sanzione, e si opponessero all’incoronazione imperiale della figlia Maria Teresa, scatenando una guerra che coinvolse quasi tutte le potenze europee, fra cui anche Carlo III. Si formarono schieramenti contrapposti che sostenevano Maria Teresa o puntavano alla sua eliminazione politica: • dalla parte dell’imperatrice, sposata con Francesco d’Asburgo Lorena, si schierarono i nobili ungheresi e l’Inghilterra; • puntavano invece a spodestarla, oltre a Federico II, anche la Francia e la Baviera. La guerra ebbe fine il 18 ottobre 1748 con la pace di Acquisgrana, la quale stabilì la conferma della Prammatica Sanzione ed il riconoscimento della coppia imperiale Maria Teresa e Francesco Stefano di Lorena.  

Ultimo aggiornamento: 03/09/2019
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