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PALAZZO AREZZO DI TRIFILETTI

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STORIA DEL PALAZZO.
La parte del palazzo che oggi si affaccia sul Corso XXV Aprile, fu costruito nel 1608 da don Teodoro Castillett, barone del Monte. La famiglia Castillett fu un’influenete famiglia, a Ragusa, dal ‘500 fino al ‘700.
Con il terremoto del 1693 l’edificio e quelli accanto crollarono o vennero gravemente lesionati. La vedova del barone Paolo Castillett, Brigida Iurato, per assicurare ai figli Giovan Battista e Andrea la residenza lasciata dal marito, spese nel 1696 ben 400 onze per ricostruire la parte del palazzo prospiciente sulla Piancata (la strada principale). Mentre nel corso del XVII e del XVIII le aree limitrofe venivano via via acquistate dalla famiglia Arezzo di Donnafugata, tutta l’area su cui oggi sorge il palazzo Arezzo di Trifiletti rimase invece di proprietà della famiglia Castillett, seppure questa non l’abitasse più, essendosi trasferita a Naro. Intorno al 1850 l’area in questione venne acquistata dal barone Carmelo Arezzo di Trifiletti. Questa famiglia, originaria di Siracusa ma abitante a Noto, si trasferì alla fine del Settecento a Ragusa, a seguito del matrimonio del Barone Don Domenico Arezzo Prado con Donna Concetta Sortino Casa.  Non si sa se il barone Carmelo Arezzo, che morirà nel 1864, sia arrivato materialmente a trasferirsi nella nuova costruzione, della cui data di fine costruzione non si dispone, ma appare assai probabile che sia stato il figlio Domenico Arezzo il primo abitante della nuova dimora ricostruita. La famiglia Arezzo continuerà in linea retta ad abitare il palazzo fino ai nostri giorni, anche se prima del 1880 il barone Domenico Arezzo dividerà l’immobile in due, accrescendolo di un’ulteriore ala verso mezzogiorno e lasciandone una parte ad ognuno dei suoi due figli, Carmelo e Giuseppe.

L'ESTERNO DEL PALAZZO.
Il palazzo esternamente presenta uno stile neoclassico molto semplice. La sua posizione è invidiabile in quanto alcuni suoi balconi si affacciano proprio di fronte al Duomo di San Giorgio ed all’omonima piazza. Da questi balconi si può godere una vista a dir poco suggestiva ed affascinante. Il portale che da sul Corso XXV Aprile è costituito da un grande arco a tutto sesto, inquadrato fra due paraste, poggiato su un basamento in pietra asfaltica che si estende per l’intero prospetto, rispettando il dislivello del corso su cui si svolge. Due porte di accesso ai lati del portale immettono in ambienti, oggi adibiti ad esercizi commerciali, ma un tempo costituenti i “dammusi” del palazzo. Al di sopra della fascia marcapiano, si aprono tre balconi sorretti da mensole decorate a scanalature geometriche. Il cornicione completa il primo prospetto. Su via del Convento si snoda invece il secondo prospetto del palazzo. La sua struttura, piuttosto semplice e regolare, si compone di sette aperture al piano inferiore, corrispondenti  ad altre sette sul piano superiore. La  distribuzione non regolare delle aperture trova giustificazione nella disposizione interna degli ambienti. Sulla via del Convento si trova il secondo accesso al palazzo nella parte dell’ ampliamento intervenuto subito dopo l’edificazione del corpo principale.

GLI INTERNI.
Di particolare pregio, all’interno, l’androne di ingresso che presenta un elegante portale di pietra asfaltica, sormontato dallo stemma di famiglia, che immette nelle scale di accesso al primo piano, ed il grande salone delle feste che mantiene intatti gli arredi ed una ricca pavimentazione originale.  La scalinata che conduce al piano nobile di questa dimora storica, anch’essa in pietra pece originale, si divide ad un certo punto, una volta ritornata all’aperto, in due rampe che conducono parallelamente al salone d’ingresso, dove campeggiano i quadri degli "antenati", ovvero di tutti gli abitanti della casa, a partire dal primo, il Barone Carmelo Arezzo ( 1795-1864 ). A seguire si sviluppano una serie di ambienti, i salotti, che danno tutti sull’esterno, sulla piazza, di fronte a San Giorgio, o sul corso, in parte di fronte al Circolo di Conversazione, e che culminano, ad un certo punto, nel grande salone della feste, che mantiene ancor oggi la sua integrità, dopo il suo ultimo restauro della seconda metà dell’Ottocento. I suoi affreschi raffiguranti scene mitologiche, mai restaurati, ma sempre vivi e luminosi, i suoi arredi tra cui spiccano lunghi divani in stile, due altissime specchiere e preziosi tendaggi, ed infine il suo pavimento composto da piastrelle di maioliche di scuola napoletana di fine Settecento, dipinte a mano, ne fanno uno degli ambienti più rinomati e ricercati fra i palazzi storici di Ragusa Ibla. Gli altri salotti, che si aprono l’uno dopo l’altro, anch’essi tutti arredati con mobili d’epoca, si distinguono ognuno per una caratteristica particolare che di regola ha generato la loro denominazione, come l’odierna sala da pranzo, detta la camera degli angeli, per le decorazioni nel soffitto che fu rifinito a inizio Novecento dal maestro Del Campo e da alcuni suoi allievi, o il salotto "giallo" che mantiene una pavimentazione originale in pietra pece, con incastonate preziose piastrelle di ceramica molto vetuste, o la ( camera della ) Cappella.

Ultimo aggiornamento: 08/11/2017
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